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Indigeni in piazza in difesa della Wiphala, la bandiera delle comunità ancestrali

Migliaia di persone hanno aderito ieri alle manifestazioni indette dal governo boliviano in difesa della Wiphala, la bandiera simbolo delle comunità indigene latinoamericane e dal 2009 riconosciuta ufficialmente come simbolo patrio dalla nuova costituzione boliviana. Le concentrazioni sono state comandate in diverse città da funzionari di governo: a La Paz e Cochabamba lo stesso presidente Luis Arce ha capeggiato i rispettivi cortei, e a Oruro ha fatto altrettanto il vicepresidente David Choquehuanca.

Le manifestazioni coincidono con la celebrazione del Giorno della Decolonizzazione, in occasione dell'anniversario dell'approdo di Cristoforo Colombo al continente americano nel 1492. Le mobilitazioni però hanno avuto soprattutto un contenuto politico dovuto allo scontro tra governo e opposizione degli ultimi giorni. A criticare il presidente Arce sono stati ancora una volta i dirigenti industriali della provincia di Santa Cruz, nel sudest boliviano, principale motore produttivo del paese, a cui si sono aggiunti molti altri settori sociali in tutto il paese. Lunedì è stato indetto uno sciopero generale contro la nuova legge che aggiorna le facoltà assegnate all'Unità di investigazione finanziaria in discussione al parlamento, e i rinvii a giudizio decretati dalla magistratura contro diversi leader dell'opposizione per il loro coinvolgimento durante il golpe del 2019. Proprio in quell'ocasione militari e poliziotti hanno rimosso la Wiphala dalle loro divise in segno di rottura con le disposizioni della costituzione approvata sotto il governo di Evo Morales. Durante le celebrazioni del 211º anniversario della fondazione della città di Santa Cruz, nel settembre scorso, il governatore della provincia ha fatto ritirare la bandiera rappresentativa delle popolazioni indigene, gesto che è stato ripudiato nelle manifestazioni di ieri.

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