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Paradisi fiscali, l'Uruguay torna nella lista grigia dell'Ue

L'Unione Europea ha deciso di inserire nuovamente l'Uruguay nella lista dei paesi che non rispettano gli standard fiscali internazionali, da cui era stata escluso nel 2019. Durante la revisione semestrale di ottobre, l’Ecofin, il Consiglio Economia e finanza dell’Ue, ha modificato le liste in cui appaiono i cosiddetti paradisi fiscali: nella black list dell'Ue si trovano quattro paesi dell'America Latina e i Caraibi: Anguilla, Dominica, Trinidad e Tobago e Panama. Nella lista grigia, in cui figurano i paesi disposti a cooperare per adeguarsi agli standard internazionali, appare anche la Costa Rica.

L'Uruguay era già stato inserito nella lista grigia nel 2017, ma dopo una serie di riforme approvate sotto il governo di Tabaré Vázquez, aveva ottenuto il visto buono dell'Ecofin per uscirne. Da allora l'organismo europeo ha mantenuto il monitoraggio della struttura tributaria uruguaiana, che si è concluso con la decisione annunciata questa settimana. Secondo la stampa di Montevideo, l'attuale esecutivo di Luis Lacalle Pou avrà tempo fino a dicembre del 2022 per adeguare il proprio sistema fiscale. L'Ue ha richiamato particolarmente l'attenzione sull'assenza di norme tributarie sugli asset che le aziende uruguayane possiedono all'estero. Lacalle Pou ha infatti firmato l'anno scorso due decreti che flessibilizzano i requisiti della cosiddetta territorialità fiscale, una misura che va in senso opposto a quella richiesta dall'Ue, che spinge per un sistema di imposizione sui redditi a scala internazionale. La valutazione sulla trasparenza fiscale serve per stabilire criteri sulla base imponibile allo scambio commerciale e il trasferimenti di utili da e verso altri paesi.

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