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Chiese in sciopero dopo la violenza contro i sacerdoti

Questa settimana alcune chiese pentecostali della capitale haitiana, Porto Principe, hanno chiuso le loro porte in segno di protesta contro una successione di delitti commessi nei confronti delle loro comunità. Lo scorso 26 settembre il diacono Sylner Lafaille è stato ucciso in piena funzione religiosa nella Prima Chiesta Battista della città. Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nel tempio e ha esploso diversi colpi contro i presenti, ferendo anche alcuni fedeli. Il 3 ottobre poi è stato sequestrato Jean Mary Feret Josphe, sacerdote della chiesa Jesus Center del quartiere di Delmas, da un commando di 29 uomini vestiti con la divisa della polizia. I malviventi hanno chiesto un riscatto di 8 milioni di dollari per Joseph, titolare anche dell'azienda costruttrice Tecina S.A.

La Federazione Protestante ha deciso di chiudere le proprie istituzioni, eccezion fatta per le cliniche e sanatori che gestisce. La misura è stata accompagnata dall'associazione di architetti ed ingegneri, che in un comunicato ha chiesto le dimissioni del capo della polizia haitiana León Charles. La rappresentante dell'Onu ad Haitì, Helen La Lime, ha sostenuto durante l'ultima riunione del consiglio di sicurezza, che la situazione della popolazione haitiana è ormai al limite. Dopo l'omicidio del presidente Jovenel Moïse lo scorso 7 luglio, e il terremoto che ha provocato più di 2.000 vittime il 14 agosto scorso, l'ondata di omicidi e attacchi contro le istituzioni della società civile pone a dura prova una società già scossa da grandi tragedie.

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