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Anche Abinader, Piñera e Lasso nello scandalo Pandora Papers

Sono apparsi anche i nomi dei presidenti di tre paesi dell’America Latina nella vicenda dei Pandora papers, “la più grande inchiesta collettiva nella storia del giornalismo”, secondo l’International consortium of investigative journalists (ICIJ).

L’inchiesta scoperchia segreti su ricchezze nascoste nei paradisi fiscali di tutto il mondo e contiene circa 12 milioni di documenti che riguardano oltre 130 nomi, tra vip e leader politici.  Proprio in queste ore, sono apparsi anche i nomi dei presidenti di tre paesi dell’America latina: il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, il presidente del Cile Sebastián Piñera e Guillermo Lasso, il presidente dell’Ecuador.

Secondo le carte, quest’ultimo sarebbe stato cliente di una compagnia svizzera che è una delle più grandi società offshore del pianeta, Trident Trust. Secondo il giornale ecuadoriano El Universo, però, Lasso avrebbe sciolto ogni tipo di relazione con tali attività, per la maggior parte situate a Panama, proprio prima di candidarsi come presidente e in sostituzione avrebbe creato due trust in Sud Dakota, negli Stati Uniti, alla fine del 2017.

Per quanto riguarda Abinader, invece, avrebbe nascosto milioni di dollari per non pagare tasse. Difatti, il gruppo domenicano Noticias SIN (Servicios Informativos Nacionales), che ha preso parte alle indagini investigative, ha affermato che il presidente sarebbe vincolato a due società in Panama, fondate con i suoi fratelli, anche questa volta prima della carica presidenziale: Littlecot (2011) e Padreso (2014). Viene sottolineato, inoltre, l’ammontare del suo patrimonio, che conta circa 70 milioni di dollari.

Infine, la famiglia Piñera avrebbe partecipato al progetto minerario Dominga, vendendo alcune attività al migliore amico di infanzia del presidente, Carlos Alberto Delano, e avrebbe effettuato segretamente diverse transazioni, usando il paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. Il portavoce del governo, Jaime Beollio, ha però ricordato che tutti i fatti citati nel dossier erano già stati analizzati dalla procura e il risultato è che “tutto è stato fatto in regola con la legislazione cilena".

Anche gli altri due presidenti hanno prontamente smentito il coinvolgimento nei fatti di cui vengono accusati.

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