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Ecco i due paesi più pericolosi al mondo per gli attivisti ambientali

L'organizzazione internazionale Global Witness ha pubblicato ieri il suo rapporto annuale sugli attacchi subiti da attivisti per la difesa dell'ambiente nel mondo. In totale, l'Ong denuncia 227 vittime a livello globale nel 2020, tre su quattro uccise in America Latina e i Caraibi. Colombia, con 65 casi e Messico con 30, sono i paesi col maggior numero di attivisti uccisi nel mondo.

L'America Latina e i Caraibi registrano un totale di 165 casi. Dopo Colombia e Messico, si trovano le Filippine (29 casi), Brasile (20), Honduras (17), Repubblica del Congo (15), Guatemala (13) e Nicaragua (12), che è il paese col maggior numero di morti per abitante. La maggior parte delle vertenze che stanno dietro ai conflitti ambientali che portano ad attacchi violenti si concentrano sui disboscamenti, e almeno la metà delle vittime nella regione appartengono a comunità indigene locali. In Brasile e Perù, il 75% degli omicidi sono stati registrati nelle regioni amazzoniche.

Global Witness, che dal 2012 pubblica il registro annuale di omicidi contro attivisti difensori della terra, ha lanciato anche una serie di raccomandazioni intorno al ruolo di stati e governi di fronte a questo fenomeno. “I governi possono cambiare il corso della crisi climatica e preservare i diritti umani proteggendo la società civile e adottando leggi che rendano conto delle loro azioni e profitti alle società. I legislatori hanno troppa fiducia nell'autovalutazione aziendale e nei meccanismi aziendali volontari. Di conseguenza, le imprese continuano a causare, a contribuire e a trarre vantaggio dalle violazioni dei diritti umani e dei danni ambientali, soprattutto attraverso le frontiere”, sostiene il documento.

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Federico Larsen