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Apertura all'accordo di libero scambio con la Cina ed è polemica col Mercosur

Il governo dell'Uruguay ha annunciato che comincerà le trattative per siglare un accordo di libero scambio con la Cina nelle prossime settimane. La notizia, nell'aria da diversi mesi, ha scosso i soci di Montevideo nel Mercato Comune del Sur, di cui fanno parte anche Argentina, Brasile e Paraguay. Secondo la normativa interna del blocco, infatti, tutte le negoziazioni sulla riduzione dei dazi al commercio con paesi terzi devono essere portate avanti dai quattro membri all'unisono.

Il Mercosur è un'unione doganale che applica tariffe concordate dai quattro paesi all'ingresso delle merci importate. Dall'anno 2000 è stata accordata una regolamentazione che obbliga ogni stato membro a negoziare qualsiasi abbassamento dei dazi in blocco con gli altri soci, solo possibile se definito all'unanimità. Nel caso della Cina però, il riconoscimento da parte del Paraguay della Repubblica Cinese (Taiwan), impedisce qualunque avvicinamento tra il Mercosur e la Repubblica Popolare.

L'Uruguay insiste da anni sul bisogno di dare maggior flessibilità al Mercosur, una posizione che oggi trova il consenso anche del governo brasiliano. Durante il summit del blocco del marzo scorso, il presidente uruguaiano Luis Lacalle Pou aveva addirittura definito il blocco come “una zavorra”, creando di fatto un forte scontro con il governo argentino, contrario a qualsiasi modificazione della normativa vigente. Il ministro argentino della Produzione, Matías Kulfas, ha reagito ieri con forza di fronte alla posizione dell'Uruguay: “È chiaro che l'Uruguay è un paese sovrano che può prendere la decisione che ritiene più opportuna. L'Uruguay può concludere un accordo bilaterale con la Cina al di fuori del Mercosur o può rimanere nel Mercosur. La normativa del Mercosur è molto chiara, gli accordi sono in blocco, non unilateralmente. Staremo a vedere cosa fa”.

 

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Federico Larsen