/

La Corte Suprema spiana la strada per la legalizzazione dell'aborto

La Corte Suprema del Messico ha emanato una sentenza storica che dichiara incostituzionali le norme del Codice penale dello stato di Coahuila che puniscono l'interruzione volontaria della gravidanza con tre anni di carcere. Sebbene non rappresenti un obbligo automatico di eliminazione delle leggi che penalizzano l'aborto nel paese, la decisione comporta, però, che nessuna donna potrà essere condannata per questa pratica. “Essendo stata raggiunta una maggioranza che supera gli otto voti, le ragioni della Corte obbligano tutti i giudici del Messico, sia federali che locali. D'ora in poi, nel risolvere casi futuri, dovranno considerare incostituzionali le norme penali delle entità federative che criminalizzano l'aborto in modo assoluto”, ha spiegato la Corte in un comunicato.

A partire da ora, dunque, nessuna legge che penalizzi l'interruzione volontaria della gravidanza potrà essere invocata di fronte a un tribunale, e si attende dunque che i singoli stati adattino le proprie legislazioni nello stesso senso. Finora solo quattro stati in Messico hanno emendato i loro codici penali per permettere l'aborto legale. La prima era stata la capitale, Città del Messico, nel 2007, seguita da Oaxaca nel 2019, Hidalgo lo scorso 30 giugno e Veracruz il 20 luglio. Nella maggior parte degli stati messicani, invece, esistono complesse normative che solo contemplano eccezioni alla proibizione generale.

Questo articolo è disponibile anche in: ES

Federico Larsen