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Flop del referendum per indagare gli ex presidenti: solo il 7% alle urne

Solo il 7% degli aventi diritto si è presentato questa domenica a votare per il referendum voluto dal governo di Manuel Lopez Obrador per aprire una serie di inchieste contro gli ultimi cinque presidenti messicani per delitti legati alla corruzione e la violazione dei diritti umani. Per essere vincolante, la consulta doveva rappresentare l'opinione del 40% dei votanti.

Il quesito a cui erano chiamati a votare 93,6 milioni di  messicani era: “E' d'accordo o no con l'adozione di misure appropriate, in linea con il quadro costituzionale e giuridico, per avviare un processo di chiarimento delle decisioni politiche prese negli anni passati dagli attori politici, volto a garantire la giustizia e i diritti delle potenziali vittime?” Il 97% dei partecipanti, circa 5 milioni e mezzo di persone ha risposto positivamente.

Gli ex presidenti a cui era diretta la consulta erano Carlos Salinas de Gortari (1988-1994), Ernesto Zedillo (1994-2000), Vicente Fox (2000-2006), Felipe Calderón (2006-2012) ed Enrique Peña Nieto (2012-2018), ma la Corte Costituzionale ha ordinato di eliminare i nomi degli ex presidenti perché le singole indagini non possono essere oggetto di referendum popolari.

Lopez Obrador, che aveva promosso la realizzazione della votazione nel settembre scorso, ha puntato contro l'Istituto Nazionale Elettorale per il fallimento dell'obbiettivo: “Non avevano alcun entusiasmo per questa consultazione e non hanno dimostrato entusiasmo per la democrazia”, ha espresso questo lunedì in una conferenza stampa nello stato di Jalisco.

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Federico Larsen