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Marina Sereni: Nel continente segnali di pericolose derive

"L'America Latina e i Caraibi sono una regione ricca di risorse e di potenziale e relativamente stabile nel contesto globale, ma anche colpita duramente dalla pandemia che si è inserita quale fattore dirompente in una preesistente situazione socio-economica, e in alcuni casi anche politica, caratterizzata da numerose fragilità". Così la viceministra degli Esteri Marina Sereni, in audizione presso la Commissione esteri della Camera, sulla recente evoluzione della situazione a Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela.

"Si tratta di situazioni che minano o rischiano di minare la democrazia e lo stato di diritto e sfociano in alcuni casi in pericolose derive segnate da violazioni e abusi dei diritti umani. La Farnesina vi presta costante attenzione, in strettissimo rapporto con i partner europei".

La crisi in Nicaragua

In Nicaragua “da tre anni è in atto una crisi socio-politica molto grave: il binomio autoritarismo politico-stabilità economica, che aveva caratterizzato l'esecutivo guidato da Ortega per un decennio, si è interrotto bruscamente nell'aprile 2018 con le violente manifestazioni di piazza che hanno coinvolto soprattutto giovani e studenti e che hanno suscitato una repressione brutale e ramificata da parte della polizia e di gruppi paramilitari filogovernativi: oltre 300 vittime, arresti arbitrari, sparizioni forzate culminata con la decisione delle autorità nicaraguensi di revocare lo status legale a numerose organizzazioni della società civile e di chiudere gli uffici dell'alto commissario per i diritti umani e della commissione interamericana dei diritti umani a Managua. La situazione era e resta critica, con il governo Ortega saldamente al potere e artefice di una perdurante e diffusa repressione del dissenso. Tra il 2020 e l'inizio del 2021 le autorità nicaraguensi hanno adottato misure fortemente limitative e restrittive dei diritti civili e politici".

Haiti instabile

Per quanto riguarda Haiti, il paese più povero di quest'area del mondo e con profonde criticità socio-economiche oltre che politiche, occorre prendere l'avvio dall'assassinio del presidente Jovenel Moise, avvenuto nella sua residenza tra il 6 e il 7 luglio scorsi. Un evento dalle circostanze ancora poco chiare che vede coinvolti mercenari colombiani, transitati per la Repubblica Domenicana e oscuri haitiani che dall'estero, per ragioni ancora ignote, avrebbero tramato per eliminare il capo dello Stato che negli ultimi mesi era entrato in contrapposizione con alcuni ambienti economici".

Le proteste di Cuba

Particolarmente delicata è la situazione che riguarda Cuba: l'11 luglio si sono svolte in numerose città manifestazioni di protesta con ampia partecipazione della popolazione. Si è trattato delle dimostrazioni più significative dal 1994, quando durante la fase più dura del 'periodo especial' i cubani scesero in strada, specialmente a L'Avana, spinti dalle privazioni imposte dalla crisi economica scoppiata dopo il crollo dell'Unione Sovietica".  "La situazione sembra essere tornata ora più calma, il bilancio degli scontri riporta la morte di un manifestante (notizia confermata dal ministero degli interni) e l'arresto di circa 180 persone.

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