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Pedro Castillo assume la presidenza del Perú

Pedro Castillo ha prestato giuramento ieri pomeriggio a Lima come presidente costituzionale del Perú, in concomitanza con le celebrazioni del 200º anniversario dell'indipendenza del paese. Castillo, leader sindacale proveniente da una regione contadina dalla forte presenza indigena, ha fatto riferimento alla ricorrenza durante il suo discorso di investitura: “I tre secoli in cui questo territorio appartenne alla corona spagnola gli permisero di sfruttare i minerali che sostennero lo sviluppo dell'Europa, in gran parte con la manodopera dei nonni di molti di noi”.

Il nuovo presidente peruviano è un maestro rurale di 51 anni, leader del partito dell'estrema sinistra Perú Libre. La sua vittoria è stata per tutti una grande sorpresa. Alla vigilia delle elezioni dell'11 aprile sembrava lontano dalla corsa presidenziale con il 3% dell'intenzione di voto, ma il 18% ottenuto alle urne gli ha permesso di concorrere al ballottaggio dello scorso 6 giugno. Al secondo turno Castillo ha battuto la candidata della destra populista, Keiko Fujimori per 40.000 voti.

Nel suo discorso inaugurale ha anche chiarito molti dei punti che hanno suscitato un forte dibattito durante la campagna elettorale. “Non abbiamo la minima intenzione di statizzare la nostra economia”, ha chiarito Castillo, che ad ogni modo ha confermato l'invio di un progetto di legge per aprire il cammino ad una riforma della costituzione. “Insisteremo su questa proposta, ma nel quadro giuridico che la Costituzione fornisce. Dovremo conciliare posizioni con il Congresso”, ha spiegato Castillo, che avrà grandi problemi ad ottenere l'appoggio parlamentare necessario. Perú Lubre infatti solo controlla 37 dei 130 seggi in parlamento, e questo martedì l'opposizione è riuscita a conservare la presidenza del legislativo, che, per l'ennesima volta nella storia recente del Perú, avrà un indirizzo opposto a quello dell'esecutivo.

Castillo ha annunciato che decurterà il proprio salario come presidente per equipararlo a quello di maestro che ha percepito fino ad ora, e che non risiederà al Palacio Pizarro come previsto dal protocollo, “per segnalare il cambiamento” che il suo governo rappresenta. L'interrogativo ancora aperto è quello della squadra di governo: il nuovo presidente ha posticipato il giuramento dei suoi ministri, previsto ieri stesso, al 30 luglio.

Alla cerimonia di insediamento erano presenti il re di Spagna, Felipe VI, e i presidenti di Argentina, Alberto Fernández; Bolivia, Luis Arce; Cile, Sebastián Piñera; Colombia, Iván Duque, ed Ecuador, Guillermo Lasso.

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