/  /

Preoccupazione internazionale per le violenze in Ecuador, Colombia e Brasile

La Consigliere speciale della segreteria generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio, Alice Wairimu Nderitu, ha espresso la propria preoccupazione per la situazione di persecuzione e violenza che soffrono alcuni settori della popolazione latinoamericana. Durante la presentazione del rapporto annuale di fronte ai membri del Consiglio per i Diritti Umani, Wairimu Nderitu ha sottolineato la preoccupazione dell'organismo per la situazione degli indigeni in Ecuador e in Brasile e quella dei rifugiati venezuelani nei paesi limitrofi.

“Nella regione delle Americhe, sono particolarmente preoccupata per la situazione delle popolazioni indigene. In Brasile, Ecuador e altri paesi, esorto i governi a proteggere le comunità a rischio e a garantire la responsabilità per i crimini commessi”, ha sostenuto Wairimu Nderitu. In Brasile si registra oggi il livello più alto di omicidi contro la popolazione indigena degli ultimi 20 anni. Secondo il Consiglio Missionario Indigena, nel 2019 sono state uccise 135 persone appartenenti a popoli originari brasiliani, nella maggior parte dei casi dovuto a conflitti legati alla proprietà delle terre ancestrali. Nel 2018 c'è stata una grande rivolta indigena in Ecuador contro alcune misure imposte dal governo di Lenin Moreno su richiesta del Fondo Monetario Internazionale. Durante la repressione sono state uccise sette persone. Wairimu Nderitu si è espressa anche in merito agli attacchi xenofobi che soffrono i più di cinque milioni di migranti venezuelani rifugiati nei paesi dell'America Latina: “il discorso di discriminazione e odio contro le popolazioni sfollate, come nel contesto del Venezuela, rimane una grande preoccupazione per il mio ufficio”.

Un paragrafo a parte poi è stato dedicato alla situazione colombiana. Recentemente, una coalizione di Ong locali ha stilato un rapporto in cui si denunciano 75 morti violente accadute durante le manifestazioni contro il governo di Iván Duque cominciate lo scorso 28 aprile. Secondo le organizzazioni civili, 44 di questi omicidi sono da attribuire a membri delle forze dell'ordine, mentre la maggior parte del resto dei casi sono associati all'attività di paramilitari. La violenza in Colombia però è quotidiana nei confronti degli ex guerriglieri delle Farc, tornati alla vita civile dopo gli accordi di pace del 2016, e dei difensori dei diritti umani e dell'ambiente. 27 ex combattenti, e 83 dirigenti sociali colombiani sono stati uccisi finora nel 2021. “Vorrei anche sottolineare il ruolo fondamentale della giustizia di transizione in Colombia per garantire che la pace possa prevalere e la necessità di una risposta immediata alla violenza contro i diritti umani attivisti ed ex combattenti”, ha sostenuto Wairimu Nderitu.

Questo articolo è disponibile anche in: ES