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Rilasciata dopo otto anni di carcere per un presunto aborto

La giustizia dello stato di El Salvador ha deciso la scarcerazione di Sara Rogel, condannata a 30 anni di prigione nel 2013 per omicidio aggravato dopo aver subito un aborto spontaneo. La condanna le é stata commutata a 10 anni, e le rimangono due da scontare ai domiciliari. Rogel, residente di una zona rurale del Salvador, era stata portata in ospedale d'urgenza per una emorragia ostetrica nell'ottobre 2012. Le autorità dell'ospedale l'hanno immediatamente accusata di aver cercato di abortire mentre la donna, allora ventenne, assicurava di essersi sentita male mentre lavava i panni.

Nell'ottobre del 2013 le è stata applicata la pena prevista dal codice penale del Salvador per le donne che abortiscono: 30 anni di reclusione per omicidio aggravato. Spesso si tratta di aborti spontanei in cui le donne rischiano la propria vita se non accudiscono alle autorità sanitarie, che a loro volta sono obbligate a denunciare la situazione alla giustizia. El Salvador è uno dei cinque paesi latinoamericani in cui l'aborto è castigato sotto qualsiasi circostanza, insieme a Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti. Attualmente sono 17 le donne in carcere nel Salvador condannate per presunti aborti. L'attuale presidente Nayib Bukele ha recentemente confermato che la sua posizione è contraria alla legalizzazione dell'aborto e secondo un sondaggio pubblicato a gennaio, più dell'80% dei salvadoregni si oppone all'introduzione di eccezioni per la depenalizzazione.

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