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La coalizione di governo perde terreno ma mantiene la maggioranza in parlamento

Le elezioni federali e amministrative che si sono tenute in Messico domenica scorsa non sono andate come previsto per il presidente Andres Manuel Lopez Obrador (Amlo) e il suo Movimiento de Regeneración Nacional (Morena). Secondo i risultati preliminari diffusi dall'Istituto Nazionale Elettorale, il partito del presidente potrebbe perdere più di 60 dei 253 deputati che ostentava fino ad ora, e grazie ai quali deteneva la maggioranza alla camera di 500 rappresentanti federali. Morena potrà però contare sui voti dei suoi due principali alleati del centrosinistra, il Partito Verde Ecologista Messicano, che otterrà tra i 40 e i 48 seggi secondo le proiezioni ufficiali, e il Partito del Lavoro, con un numero approssimato di 35-40 deputati.

“La maggioranza significa che avremo garanzia di approvazione della manovra finanziaria, che sarà per i più poveri. Per questo ringrazio tutti coloro che hanno votato ieri”, ha sostenuto Amlo nella sua conferenza stampa mattutina questo lunedì. Per la compagine di governo però si apre un cammino difficile, visto che i risultati di domenica segnano la perdita della maggioranza dei due terzi della camera, necessaria per continuare le riforme costituzionali promesse da Lopez Obrador e cominciate durante la prima parte del suo governo.

La coalizione dell'opposizione, composta dai tre partiti tradizionali della politica messicana, PRI, PAN e PRD, controlleranno un totale compreso tra i 181 e i 213 deputati, obbligando Morena e i propri alleati a negoziare sulle prossime misure di fondo volute dal governo. Un risultato inatteso per l'opposizione, che secondo i sondaggi diffusi una settimana prima del voto, non avrebbero potuto raggiungere nemmeno la metà dei voti che si attendeva andassero al partito di Amlo.

La battuta d'arresto si è sentita anche negli enti locali, dove Morena è attualmente in vantaggio in 10 dei 15 stati in cui si eleggono i nuovi governatori, e perde in alcuni stati chiave. Le elezioni si sono disputate in un clima offuscato da fatti di violenza. Nello stato di Tijuana sono state lanciate due teste umane dentro alle stanze elettorali. A Mexicali c'è stata una sparatoria contro un gruppo di militanti di Morena, mentre a Oaxaca sono stati presi fuoco alcuni seggi.

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Federico Larsen