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Parte dall’Italia la campagna per identificare i desaparecidos

E’ partito dalla Sicilia il filone italiano della campagna del ministero degli esteri argentino per raccogliere kit di dna per cercare di identificare le oltre 600 vittime dell'ultima dittatura (1973-1982) rinvenute in fosse comuni in Argentina. Paolo Privitera è stato il primo a donare volontariamente il proprio sangue per permettere di comparare la propria informazione genetica con quella dei resti dei desaparecidos in Argentina, con la speranza di poter trovare le spoglie di suo fratello Salvatore, scomparso nel paese sudamericano proprio negli Anni ’70.

Si stima che siano 45 gli italiani che hanno vissuto in Argentina durante il periodo della dittatura e che non sono stati mai più trovati. L'Equipo Argentina de Antropología Forense, una delle istituzioni scientifiche latinoamericane più rinomate al mondo e candidata più volte al premio Nobel, ha distribuito attraverso la rete consolare argentina i kit per raccogliere i campioni da comparare con la base dati accumulata negli ultimi 35 anni.

Si calcola che la dittatura argentina abbia fatto sparire circa 30mila dissidenti, i cui resti non sono stati mai rinvenuti. Solo una piccola percentuale è stata trovata in fosse comuni o in piccoli cimiteri di periferia seppelliti in tombe anonime. Il lavoro di identificazione dei corpi non solo aiuta a recuperare la storia delle persone assassinate, ma aiuta alla compilazione di una banca di dati genetici fondamentale per poter identificare i bambini sottratti alle loro famiglie durante la dittatura. Si calcola infatti che più di 600 bambini siano nati durante la prigionia delle loro madri, e siano stati consegnati a famiglie di spalleggiatori del governo militare. Solo 118 di loro, a oggi, hanno recuperato la propria identità.

 

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Federico Larsen