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L'appello di Leopoldo Lopez all'Italia e all'Europa: "Per avere libere elezioni c'è bisogno del vostro appoggio"

L'80 per cento del Pil perso negli ultimi anni, il 70 per cento della popolazione che vive sotto la soglia della povertà. E ancora, 7 milioni di esuli, tra cui 36 deputati di opposizione, ad oggi, quattro cittadini italo-venezuelani detenuti per motivi politici. E' il quadro del Venezuela di oggi disegnato oggi Leopoldo Lopez, commissario rappresentante di Juan Guaidò, ospite in Senato di Pierferdinando Casini, presidente dell'unione interparlamentare per il Venezuela, nel quadro di una serie di incontri con partiti e istituzioni italiane ed europee nelle quali ha ribadito "la necessità di una soluzione politica alla crisi di Caracas, che passi per elezioni libere". Una soluzione che però "non può prescindere dall'appoggio unitario della comunità internazionale. "Dobbiamo lavorare insieme per un unico obiettivo" spiega Lopez, quello di "arrivare a un accordo politico con la dittatura, che purtroppo è una cosa che non possiamo fare da soli: serve un piano internazionale con l’appoggio dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, abbiamo bisogno che i partner lavorino in maniera coordinata", anche perché da parte sua il regime di Nicolas Maduro "conta sull'appoggio di paesi molto forti, come Iran, Cina Cuba, Russia".

La necessità di un pieno riconoscimento 

Leopoldo Lopez sottolinea la necessità "di un pieno riconoscimento" e lo fa alludendo probabilmente al fatto che l'Italia è ad oggi uno dei pochi paesi europei a non aver ancora ufficialmente riconosciuto Guaidò come presidente ad interim (in quanto, per le opposizioni venezuelane, ultimo presidente di una Assemblea nazionale democraticamente eletta), e ricordando gli strettissimi legami tra Italia e Venezuela: "Quando noi pensiamo all'Europa, pensiamo a Italia, Spagna e Portogallo, da cui nel secolo scorso ci fu una forte migrazione - ricorda- Oggi quasi 7 milioni di noi venezuelani sono stati costretti a scappare da una crisi non solo politica, ma anche umanitaria". È il tempo però, continua Lopez, di lasciare indietro le recriminazioni, anche le sue personali legate ai 7 anni di detenzioni e di torture subite nelle carceri del regime, "la stessa sorte di migliaia di altri oppositori" e "guardare avanti, a un futuro di libertà. Abbiamo bisogno di elezioni veramente libere, con un cronoprogramma certo e definito, e la comunità internazionale deve lavorare al nostro fianco. L'Italia non può rimanere ai margini della vicenda".

Anche perché, come ricorda Casini, a oggi ci sono ben 4 cittadini italiani privati della libertà in Venezuela per motivi politici: ("Hugo Marino, Juan Planchart, Oreste Alfredo Schiavo e Juan Marrufo Capozzi: l'ambasciata è sempre al loro fianco, il Parlamento chiede al regime la loro liberazione e continuerà a farlo nei prossimi mesi. Non ci rassegniamo al fatto che questi nostri concittadini siano privati della libertà") oltre "alle migliaia di cittadini italiani che vivono in Venezuela "ai quali voglio mandare un messaggio di affetto e solidarietà, non possiamo dimenticarli perché sono parte integrante della nostra comunità nazionale". Ma nonostante questo, e anzi a maggior ragione, "abbiamo una cosa che ci unisce, la preoccupazione sincera per il Venezuela e il suo popolo, uno dei paesi più ricchi del mondo è oggi in uno stato in cui narcotraffico e violenza la fanno da padroni. Vogliamo che ci sia una garanzia internazionale".

 

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