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L'ambasciatore Carlés: tra Italia e Argentina relazione privilegiata

Roberto Carlés, recentemente nominato ambasciatore argentino a Roma, ha dialogato con noi sulle relazioni bilaterali tra il suo Paese e l'Italia. Avvocato di spicco, presidente tra l'altro della Fondazione Laudato Sì in Argentina, Carlés ha parlato della cooperazione scientifica tra le due nazioni, del ruolo italiano nella negoziazione del debito da 45 miliardi che l'Argentina sta per contrarre con il Fondo Monetario Internazionale e della sovranità delle isole Malvinas, una delle questioni più spinose della politica estera argentina.

Qual è la situazione delle relazioni bilaterali al suo arrivo all'ambasciata, e quali le principali sfide che crede dovrà affrontare la sua gestione?

"Quella tra Italia e Argentina è una relazione privilegiata a causa dei legami storici prodotti dell'immigrazione nel nostro paese. Sono legami che si traducono in relazioni culturali, sociali, familiari, storiche. E forse proprio a causa dell'esistenza di quei rapporti spesso, specialmente dal lato argentino, ci siamo aspettati che la relazione andasse avanti da sola. Ma la realtà è che, come in qualunque altra relazione bilaterale, c'è bisogno di coltivarla. È vero che abbiamo un rapporto privilegiato con l'Italia, praticamente la metà dei nostri abitanti sono discendenti di italiani, ma questo non ci esime dal lavorare sul vincolo, potenziarlo, e pianificare il futuro. È questa la grande sfida che ci si presenta in ogni piano della relazione bilaterale. L'Argentina ha bisogno di aumentare le proprie esportazioni per rafforzare la crescita economica: è l'unico modo per farlo. Esportazioni che devono essere fatte attingendo ai diversi settori in cui l'Argentina è in grado di esportare. Ma anche la promozione degli investimenti, specialmente quelle dirette all'economia reale e alla produzione. Questa è senz'altro la sfida. E certamente approfondire la relazione con la dirigenza politica e la società civile italiana. Qui abbiamo un centro molto importante in questo senso, la Casa Argentina, la sede delle attività culturali dell'ambasciata, che contribuisce a proporre una racconto dell'Argentina e ci permette di mostrare ciò che meglio sappiamo fare, come la cultura, la scienza, la tecnologia".

Nelle ultime settimane Italia e Argentina sono state particolarmente attive con iniziative sulla cooperazione spaziale, forse il fiore all'occhiello dei rapporti tra i due Paesi.

"Ciò che ha a che fare con la cooperazione spaziale deve essere continuato e approfondito. Il Sistema Italo-Argentino di Satelliti per la Gestione delle Emergenze (Siasge), questa articolazione dei satelliti argentini e italiani per lo studio dei suoli, ha una potenzialità non solo per lo sviluppo scientifico e tecnologico ma anche un possibile uso commerciale, perché presta servizi di cui le aziende e gli agricoltori hanno bisogno per migliorare la produzione. Credo che questo campo deve essere intensificato senz'altro. Ma sono molti gli ambiti della cooperazione scientifica con l'Italia. Praticamente la totalità delle università italiane ha un qualche tipo di accordo con le università argentine, ed è un aspetto che ci interessa particolarmente potenziare. Stiamo impostando la creazione di un centro italo-argentino di studi presso l'Università La Sapienza di Roma, che ha come scopo la formazione di un think tank dedicato allo sviluppo della cooperazione tra entrambi i Paesi, in modo da trasformarsi in una fonte di strategie necessarie per intensificare le relazioni nei principali campi del rapporto bilaterale".

Pochi giorni fa, è stato a Roma il ministro dell'Economia argentino, Martín Guzmán, che ha incontrato l'omologo italiano Daniele Franco per discutere del debito argentino col Fmi e col Club di Parigi. Lei stesso si è riunito nelle ultime ore col rappresentante italiano nel board del Fondo, Domenico Fanizza. Che ruolo ha l'Italia nelle trattative sul debito argentino?

"L'Argentina sta affrontando una trattativa col Fondo Monetario Internazionale che comporta anche una negoziazione coi diversi Stati che ne sono parte, i soci del Fondo. Ed è una trattativa che richiede la costruzione di consensi a vari livelli, per questo è molto importante il dialogo e l'appoggio che si ottiene dai diversi paesi d'Europa. Qui, in particolare, l'appoggio verso l'Argentina è chiaro, come lo è stato l'anno scorso in occasione dei negoziati coi creditori privati del Paese. È un sostegno fondamentale per noi, che ha un peso molto significativo e che è una parte di quella costruzione di consenso di cui l'Argentina ha bisogno. E non solo nel caso della trattativa con il Fmi, ma anche per cominciare a dibattere questioni che coinvolgono anche altri paesi di reddito medio, e che vanno al di là della situazione dell'Argentina in particolare".

Il 2 aprile è ricorso l'anniversario dell'inizio della guerra del 1982 con la Gran Bretagna per la sovranità delle isole Malvinas. Che spazio ha questo dossier spinoso nell'attività diplomatica argentina in Italia?

"Le due novità in questo senso sono la Brexit, che da una parte pone il Regno Unito in una posizione diversa da quella del resto d'Europa, e l'annuncio fatto dal primo ministro intorno all'aumento della presenza militare britannica nell'Atlantico del Sud. Di fronte a questo, noi rimaniamo fedeli alla nostra posizione, cioè che si rispetti quanto ordinato dalle Nazioni Unite nel 1965 (nella risoluzione 2065 che obbliga entrambe le parti ad aprire un dialogo diplomatico, ndr) Abbiamo deciso rafforzare questa posizione qui in Italia con l'apertura del Forum per le Malvinas. Sarà uno spazio di dialogo, per far conoscere la posizione argentina e per coinvolgere i diversi attori della politica e della società civile italiana in questa richiesta di dialogo su cui il nostro paese insiste da ormai più di 40 anni".

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Federico Larsen