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L'omosessualità non sarà più causa giustificata di divorzio

La Corte Costituzionale del Cile ha emesso una sentenza in cui ammette l'incostituzionalità dell'articolo 54 della legge 19.947 che regola il matrimonio civile, in cui si annoverava l'accusa di omosessualità come una delle giustificazioni giudiziarie per la richiesta di divorzio da parte di uno dei coniugi. La sentenza ha ricevuto sei voti favorevoli contro quattro ed é stata ricevuta come un grande successo dal Movimento di Integrazione e Liberazione Omosessuale (Movilh).

L'iter per la dichiarazione di incostituzionalità era cominciato il 23 giugno del 2020, quando il tribunale di Coquimbo diede inizio ad un processo di divorzio presentata da un uomo che adduceva che la moglie fosse omosessuale. Il Movilh si costituì parte civile contro quella che considerano un retaggio omofobo ancora vigente nella legge cilena. La norma infatti mette sullo stesso piano l'omosessualità di uno dei coniugi e la prostituzione forzata, l'alcolismo o la tossicodipendenza. Inoltre tra le cause riconosciute già si trova l'infedeltà, rendendo superflua la specificazione della natura della relazione extraconiugale.

Secondo i collettivi LGTB cileni, restano ora altre due norme dal forte contenuto omofobo nel paese: l'articolo 365 del codice penale, che stabilisce età per il consentimento delle relazioni sessuali diverse in caso di relazione omosessuale od eterosessuale, e l'articolo 102 del codice civile che proibisce esplicitamente i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

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