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Con la pandemia aumenta la mancanza di accesso all'acqua

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) ha pubblicato questo lunedì un nuovo studio intorno alla gestione da parte dei paesi latinoamericani delle fonti d'acqua potabile. Il rapporto conclude che nella regione esistono 166 milioni di persone che non hanno accesso a un servizio idrico basico. “La pandemia ha messo in risalto l'urgenza di chiudere la breccia e garantire il diritto all'acqua, il principale bene pubblico per prevenire malattie e contribuire alla ripresa economica e lo sviluppo sostenibile”, ha spiegato Tanja Lieuw, responsabile dell'ufficio del Cambiamento Climatico e Ambiente per l'America Latina della Fao.

L'inchiesta è stata condotta a partire dall'analisi dei principali bacini idrici di Cile, El Salvador, Guatemala, Panama e Perú, e ha concluso che il 70% delle fonti d'acqua disponibili nel continente vengono utilizzate per l'agricoltura. L'aumento demografico previsto per i prossimi 30 anni obbligherebbe ad aumentare l'uso di acqua nel settore primario di un ulteriore 15% per mantenere gli standard attuali, mettendo a rischio la sostenibilità dell'intero sistema. La Fao consiglia dunque di migliorare la gestione dell'acqua, modificarne la governance in senso regionale, e dare priorità alle riforme che garantiscano un accesso universale alle popolazioni latinoamericane.

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