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"C'era una cospirazione per evitare scarcerazione Lula"

L'ex capo dell'esercito brasiliano, Eduardo Villas Bôas, ha ammesso che le forze armate hanno cospirato nel 2018 per evitare che la Corte Suprema approvasse l'appello presentato dall'ex presidente Ignacio Lula da Silva per presentarsi alle elezioni presidenziali di quell'anno. La rivelazione è stata fatta durante un'intervista per un libro pubblicato settimana scorsa dal Centro di Documentazione Storica della Fondazione Getulio Vargas, e conferma l'ipotesi di un'intromissione militare nella vicenda giudiziaria che portato Lula a scontare 510 giorni in carcere.

La sera del 3 aprile 2018, poche ore prima della sentenza del massimo tribunale brasiliano intorno ai diritti politici di Lula, già condannato in prima istanza per corruzione, il generale Villas Bôas ha pubblicato un tweet in cui sosteneva che l'esercito “condivide il desiderio dei cittadini per bene in ripudio dell'impunità”. Quel che allora sembrò una pressione manifestata attraverso l'account personale del capo dell'esercito, fu invece un accordo che includeva anche l'armata e l'aviazione, a cui era stato sottoposto il testo del twit ed aveva ricevuto la loro approvazione.

Nell'intervista Villas Bôas ammette anche l'opposizione suscitata all'interno delle forze armate nei confronti del governo di Dilma Rousseff, destituita dal congresso nel 2016. Erano particolarmente sgradite le iniziative sul piano economico e la creazione di una Commissione della Verità, per indagare intorno ai crimini commessi dalla dittatura militare brasiliana tra il 1964 e il 1985. Villas Bôas si è poi ritirato nel 2019 per trasformarsi in assessore dell'attuale presidente Jair Bolsonaro, vincitore delle presidenziali del 2018 dopo l'esclusione di Lula, largamente favorito in tutti i sondaggi.

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