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Un anno di coronavirus, e ora allarme Capodanno

L’America Latina, area caraibica compresa, si conferma una delle macro-aree del pianeta tra le maggiormente impattate dalla pandemia da Covid-19. A dimostrarlo i numeri, secondo i quali nella giornata di ieri le vittime in tutto il Sudamerica hanno superato il mezzo milione, mentre i contagi complessivi hanno abbondantemente oltrepassato la soglia dei 15 milioni (di cui quasi la metà in Brasile). Tra il Rio Grande e Capo Horn, il contagio è accelerato da metà dicembre ed è ormai in una fase di gravità a dir poco preoccupante, facendo registrare oltre 80mila nuovi contagi al giorno. Dal primo decesso segnalato in Ecuador a marzo, almeno 500.634 persone sono morte e 15,33 milioni sono state infettate dal 26 febbraio, data della prima diagnosi di positività rilevata in Brasile.
Attualmente il nuovo coronavirus uccide in media duemila persone al giorno, certamente meno delle oltre tremila che si contava a metà agosto, ma comunque la più alta negli ultimi due mesi e, soprattutto, con un trend in crescita. Più di un terzo dei decessi si è verificato in Brasile e più di un quarto in Messico, ma in Colombia i decessi sono aumentati a 200 al giorno, mentre in Cile i contagi sono al picco più alto da luglio. In una simile contingenza, è altissimo l’allarme per la ricaduta, sul fronte della propagazione della malattia, che potrebbe venire dalle festività di fine anno, anche tenendo presente che quasi ovunque le strutture sanitarie sono prossime alla saturazione mentre le campagne vaccinali non potranno far sentire il loro impatto benefico in tempi brevi.

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