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Approvati in via definitiva i 17 seggi riservati agli indigeni nella costituente

Il senato cileno ha approvato dopo settimane di duro dibattito la riforma che prevede di assegnare 17 seggi ai rappresentanti dei popoli originari nella Convenzione Costituente che sarà eletta ad aprile. La legge, che ha subito grandi variazioni nel corso del dibattito, è stata approvata con 41 voti a favore e nessuno contrario. Prevede l'assegnazione di sette seggi eletti all'interno della comunità Mapuche, altri due rappresentanti del popolo Aymara, e un rappresentante per ognuna delle altre otto comunità originarie più numerose del paese: Atacameños, Colla, Rapa Nui, Yámana, Kawashkar, Diaguita, Quechua e Chango.

Il progetto originale prevedeva l'assegnazione di 25 seggi ai popoli indigeni da aggiungere ai 155 già previsti dal progetto di riforma costituzionale approvato col 79% dei voti favorevoli durante il referendum dello scorso 25 ottobre. I partiti della coalizione del governo di centrodestra però si sono opposti duramente a questa proposta, argomentando che modificava radicalmente quella approvata dal voto popolare aumentando il numero totale di costituenti. Dopo settimane di dibattito in commissione bicamerale, si è giunti alla formula approvata questo martedì: i 17 rappresentanti indigeni saranno parte dei 155 seggi già previsti, eletti a partire dai registri della Corporazione Nazionale per lo Sviluppo Indigena.

Quella della rappresentanza indigena è una questione molto delicata in Cile. Pur superando il 12% della popolazione totale, i popoli originari occupano meno del 2% dei seggi negli organi di rappresentanza di tutto il paese. Inoltre, l'attuale costituzione emanata durante il regime militare di Augusto Pinochet (1973-1990) non riconosce loro diritti collettivi, riducendoli a gruppi etnici minoritari senza alcuna misura di preservazione.

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