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La legalizzazione dell'aborto approda al Senato

Il senato argentino ha già posto la data di discussione e voto del progetto di legge inviato dal governo di Alberto Fernandez che prevede la legalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza entro la quattordicesima settimana di gestazione. Il testo ha già ricevuto l'approvazione della camera dei deputati con 131 voti favorevoli e 117 contrari, e il prossimo 29 dicembre toccherà al senato. Prima però si realizzeranno i dibattiti di commissione a partire da lunedì 14.

Oggi in Argentina l'aborto è permesso solo in caso di stupro, o in caso di pericolo di vita della madre. Secondo quanto riferito dal ministro della salute durante il dibattito preliminare, solo nel 2017 sono stati registrati 38.599 ricoveri in ospedale a causa di aborti clandestini.

Durante l'esame in commissione alla camera sono state fatte alcune modificazioni al testo originale, introducendo la possibilità per le cliniche private di adottare l'obiezione istituzionale, con l'obbligo di derivare le pazienti ad un'istituzione pubblica che pratichi loro l'aborto, o l'obbligo di accompagnamento da parte di un adulto delle minori di 16 anni. Cambiamenti che tendono ad ampliare la base d'appoggio verso il progetto di legge. Secondo la stampa argentina vi sarebbe un potenziale pareggio nell'intenzione di voto al senato, che secondo la stampa locale sarebbe di 36 contrari e altrettanti favorevoli. In quel caso toccherebbe alla vice presidente, Cristina Fernandez de Kirchner definire il senso del voto. Nonostante si sia opposta all'approvazione dell'aborto durante i 12 anni in cui suo marito e lei hanno mantenuto la presidenza del paese, negli ultimi anni si è dichiarata a favore della legalizzazione.

Al senato era già stato bocciato un progetto simile nel 2018 con 38 voti contrari. Si tratta della camera composta da tre rappresentanti per ogni provincia, dove le regioni più tradizionali e cattoliche hanno un peso maggiore all'ora del voto. Questa volta però, il fatto che si tratti di un progetto voluto dall'esecutivo, potrebbe modificare l'esito finale.

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