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Giornalisti sempre più a rischio in America Latina e Caraibi

L’Unesco ha condannato duramente l’assassinio di Arturo Alba Medina, presentatore di notiziario messicano quotidiano Telediario avvenuto lo scorso 29 ottobre a Ciudad Juàrez, nel nord del Paese. Esortando le autorità messicane a fare piena luce sull’accaduto, la direttrice dell’Agenzia Onu l'Educazione, la scienza e la cultura Audrey Azoulay ha ribadito la necessità che gli autori siano identificati e processati celermente. Medina, noto giornalista messicano, è stato ucciso con undici colpi di arma da fuoco, mentre lasciava lo studio pochi minuti dopo la fine del proprio programma. Non si conosce ancora il movente dell’assassinio, ma secondo gli inquirenti a costargli la vita molto probabilmente sono stati il suo lavoro ed il suo impegno, rivolto in particolare contro la corruzione e gli abusi delle forze dell’ordine.

Proprio un rapporto appena pubblicato dall’Unesco sulla sicurezza e l’impunità dei giornalisti ha rivelato che nel mondo ogni quattro giorni un giornalista ha perso la vita per omicidio. E se a livello mondiale nel 2019 sono stati uccisi 57 giornalisti, numero più basso registrato dal 2009, contro i 99 dell’anno precedente, dal rapporto si evince una crescita percentuale notevole delle morti violente in America Latina e Caraibi: nel 2018 i giornalisti uccisi nel subcontinente americano erano il 26% del totale (in testa vi era l’Asia e il Pacifico con il 32%), nel 2019 la percentuale è schizzata al 40%, con proprio il Messico in testa in questa triste classifica. Proprio come nel caso di Medina, la maggior parte di giornalisti uccisi si occupavano di di temi come la corruzione politica, la violenza sui diritti umani, i delitti ambientali e la tratta di persone. Altro dato in lieve aumento è la percentuale dei casi risolti pari al 13%, che però analizzato nel periodo degli ultimi dici anni continua ad essere sconfortante dato che 9 casi su 10 restano irrisolti. L’ONU ha indetto dal 2013, in data 2 novembre, la giornata mondiale per mettere fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti in memoria di due giornalisti francesi uccisi nel Mali proprio in quell’anno.