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Manifestazioni in Cile: durissimo rapporto contro le forze dell'ordine

Amnesty International ha consegnato questa settimana alla procura cilena un rapporto in cui raccoglie informazioni intorno ai delitti commessi dagli agenti delle forze dell'ordine durante le manifestazioni realizzate in tutto il paese tra il 18 ottobre e il 30 novembre del 2019. Il documento riprende i dati già resi noti dal Ministero Pubblico, ma sostiene l'esistenza di un patto di silenzio tra i comandanti dei carabinieri cileni durante i mesi delle manifestazioni intorno agli abusi commessi. “Per ristabilire l'ordine pubblico è stato assunto come un costo il danno all'integrità delle persone”, si legge nel rapporto. I carabinieri “hanno inflitto dolori e sofferenze gravi alla popolazione che manifestava, con l'intenzione di castigarla, disperderla e con ció disarticolare le manifestazioni”, secondo l'organismo.

Già il mese scorso il Ministero Pubblico aveva pubblicato i dati ufficiali intorno alla repressione di fine 2019: 12.500 persone finite in ospedale, 5.558 casi accertati di violenza istituzionale, 1.938 feriti da armi da fuoco di cui 674 in modo grave, 246 vittime di violenza sessuale e 134 casi di tortura. In totale sono quasi 5.000 le denunce sporte contro agenti dei carabinieri per questi fatti. Nella presentazione del documento, Amnesty ha invitato a parlare Fabiola Campillay, giovane che ha perso la vista a causa dell'impatto di una granata lacrimogena mentre si recava al lavoro durante i giorni delle manifestazioni. Le lesioni oculari dovute all'uso di proiettili di gomma sparati in faccia ai manifestanti si sono trasformate in un simbolo delle denunce contro la repressione della polizia cilena. Da lì il titolo del rapporto di Amnesty: “Gli occhi sul Cile”.

Il Ministero della Giustizia cileno ha negato l'esistenza di un piano cosciente di violazione sistematica dei diritti umani, come esposto nel fascicolo. E nonostante le polemiche, ha ordinato lo schieramento di 60.000 agenti in previsione delle manifestazioni del 18 ottobre, primo anniversario dell'inizio delle proteste.

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