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Indigeni colombiani a Bogotà per chiedere udienza a Duque

Migliaia di indigeni riuniti nella Minga Indígena del Sur Occidente, hanno annunciato che marceranno verso la capitale colombiana dopo il fallimento delle riunioni mantenute con gli emissari del governo di Ivan Duque. Dal 12 ottobre scorso le comunità del sudovest del paese si erano date appuntamento nella città di Cali, dove hanno mantenuto una riunione con la ministra degli interni Alicia Arango. Durante l'incontro, le organizzazioni originarie hanno esposto una serie di problematiche legate alla violenza nei confronti dei propri dirigenti, gli inconvenienti causati dai progetti minerari nelle loro regioni, e quelli derivati dalle attività militari e la lotta contro il narcotraffico.

La riunione però si è conclusa con l'abbandono del tavolo delle trattative da parte dei rappresentanti indigeni, che hanno chiesto di parlare direttamente col capo dello stato. “Se il presidente non va alla Minga, la Minga andrá dal presidente”, ha riassunto Feliciano Valencia, leader delle comunità del Cauca ed eletto senatore nelle elezioni del 2018.

Secondo l'Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz), sono già 47 i dirigenti delle comunità indigene uccisi nel 2020 da sicari e paramilitari. Dall'inizio dell'anno sono stati compiuti 67 massacri in Colombia in cui hanno perso la vita 267 persone. Molte di esse appartenevano alle comunità indigene. Il Consiglio Regionale Indigena del Cauca (Cric) ha dunque deciso di indire una grande marcia verso Bogotà, partita da diverse zone del paese questo mercoledì. Le organizzazioni chiedono di essere ricevute con urgenza da Duque.

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