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Al via la nuova trattativa tra Argentina e FMI sul debito da 45 miliardi di dollari

Questo martedì è giunta a Buenos Aires la missione del Fondo Monetario Internazionale guidata da Julie Kozak e Luis Cubeddu che ha dato inizio all'attesa trattativa col governo argentino intorno al debito di 45 miliardi di dollari contratto nel 2018. Il ministro dell'economia Martin Guzman, ha già fatto sapere che cercherà di posticipare le scadenze previste per 2022 e 2023, che nelle condizioni attuali risultano impossibili da affrontare. L'economia argentina risente infatti della crisi dovuta al lungo lockdown imposto da marzo, in un contesto che era già critico a inizio anno.

L'accordo tra FMI e Buenos Aires era stato siglato a metà del 2018 dall'allora presidente Mauricio Macri, e prevedeva l'arrivo di una serie di pacchetti d'aiuto per un totale di 57 miliardi di dollari, il prestito più grande della storia dell'organismo. Eppure i fondi non sono serviti a trarre il paese fuori dalla spirale di recessione e inflazione in cui era caduto già nel 2017, e la crisi ha favorito la vittoria dell'opposizione peronista alle elezioni del 2019. Il nuovo presidente, Alberto Fernandez, ha dunque rifiutato l'arrivo delle ultime tranche di aiuti fissando il debito a 45 miliardi. Nell'agosto scorso Fernandez ha chiuso con successo le trattative con gli investitori internazionali per la negoziazione del debito di 66 miliardi di dollari contratto anch'esso dal suo predecessore. In quel frangente ha ricevuto l'appoggio esplicito delle autorità del FMI, specialmente nell'impostazione generale intorno ai problemi economici argentini, che antepone la sostenibilità del sistema al pagamento del debito estero. La stampa argentina di oggi si chiede se il Fondo Monetario manterrà la stessa predisposizione col governo, o se stringerà sulle riforme strutturali e l'austerity come in passato.

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