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ONG e multinazionali unite contro la politica ambientale di Bolsonaro

Lo scorso 1 ottobre 250 firme multinazionali, grandi banche e organizzazioni umanitarie e ambientaliste di tutto il mondo hanno lanciato una campagna comune per indurre il presidente brasiliano Jair Bolsonaro a inasprire le misure contro incendi e disboscamento. La Coalizione Brasile Clima, Foreste e Agricoltura é composta da grandi aziende internazionali come Danone, Natura, Unilever, Bayer, JBS, Marfrig, Suzano o Nestlé; i tre attori finanziari di maggior peso dell'economia brasiliana, Itaú, Bradesco e Santander; e ONG come WWF, il World Resources Institute, il Instituto de Pesquisa Ambientas del Amazonas (Ipam) o The Nature Conservancy (TNC).

L'obiettivo è quello di mettere alle strette il governo brasiliano nell'ambito del commercio, la finanza e la produzione, affinché prenda misure drastiche per evitare la distruzione della selva amazzonica. Secondo gli ultimi rilevamenti nel 2020 i focolai di incendi dolosi nel paese sono aumentati dell'82% rispetto all'anno scorso. Durante il dibattito presidenziale negli Usa, il candidato del Partito Democratico Joe Biden ha addirittura suggerito la creazione di un fondo internazionale di 20 miliardi di dollari per la difesa dell'Amazzonia brasiliana. La Coalizione intende però agire attraverso misure di tipo economico: rifiutare le carni provenienti da allevamenti costituiti nelle zone disboscate; blocco dei crediti alle aziende coinvolte negli investimenti immobiliari e progetti agricoli che prevedono la distruzione ambientale; diminuire il commercio di beni la cui fabbricazione comporti un impatto negativo sull'ambiente. L'obiettivo dichiarato dalla coalizione in un documento inviato al presidente brasiliano, è quello di stimolare un modello di sviluppo economico col minor tasso di emissione di carbonio possibile e la difesa della sostenibilità ambientale nella regione amazzonica.

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