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La terra del Covid rimane l'America Latina

L’America Latina (area caraibica compresa) si conferma comunque la macro-zona del pianeta maggiormente impattata dal virus in quanto, oltre al Brasile, ben tre paesi hanno diagnosticato oltre 700mila contagi (Colombia, Perù e Messico), uno oltre 650mila (Argentina), uno oltre 430mila (Cile) e quattro più di 100mila infezioni (Bolivia, Ecuador, Repubblica Dominicana e Panama).

 Bastano questi freddi numeri per capire che nessuna parte del mondo è stata devastata dal coronavirus come l'America Latina. Dei 15 paesi con la più alta mortalità pro capite al mondo, ben 11 si trovano in Sudamerica o nei Caraibi. A differenza che in Europa o negli Stati Uniti, e per una serie di motivi che sarà in futuro necessario analizzare e comprendere per evitare il ripetersi di apocalissi di questo genere, la pandemia in Sudamerica non si è sviluppata a ondate, permettendo quindi ai diversi sistemi sanitari di respirare e organizzarsi tra un picco e l’altro. Il nuovo coronavirus, al contrario, ha colpito la regione in primavera e si è stabilizzato a un livello straordinariamente alto, e il suo impatto è stato amplificato dalla debolezza delle strutture sanitarie nonché dai problemi endemici legati alle diseguaglianze sociali, alla povertà diffusa e spesso alla deleteria azione dei governi.

Lampante in tale prospettiva l’esempio di Città del Messico, nel cui quartiere ultrapopolare e sovraffollato di Iztapalapa sorge il mercato ortofrutticolo “Central de Abasto”, il più grande dell'emisfero occidentale, che ha con pochi margini di errore rappresentato per il Sud America quello che il mercato del pesce di Wuhan ha rappresentato per il mondo: il detonatore dell’epidemia. Ebbene, è ormai chiaro che proprio qui il Covid-19 sia esploso con la potenza di un’atomica, diffondendosi indisturbato tra i più di centomila lavoratori per dilagare quindi in tutta la capitale e in breve nell’intero continente. A riprova di ciò, il fatto che in un determinato momento della fase epidemica ben un ricoverato grave (ovvero necessitante dell’assistenza respiratoria) su dieci in Messico provenisse dal “Central de Abasto”. Nonostante a un certo punto fosse chiaro da dove fosse giunto l’innesco alla marea dei morti e delle infezioni messicane (e. più in generale, latinoamericane), l’immenso mercato ortofrutticolo, che da solo fornisce frutta e verdura al 30% della nazione, non ha però mai cessato di lavorare.

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