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Contro la svalutazione, nuova stretta all'acquisto di dollari

Il governo argentino ha imposto una nuova stretta all'acquisto di valuta straniera per fermare la riduzione delle riserve della banca centrale e combattere la svalutazione del peso. A partire da mercoledì, oltre al limite di 200 dollari mensili e l'imposta del 30% su ogni dollaro acquistato destinata ad aiuti sociali, le persone fisiche dovranno pagare anche un 35% che potrà poi essere detratto dalle tasse su redditi o beni personali.

La decisione punta a scoraggiare l'acquisto di moneta straniera da parte dei ceti medi, che storicamente si rifugiano nel dollaro per sottrarre i propri risparmi alla sistematica svalutazione del peso. La pressione verso il dollaro inoltre è data anche dal fatto che i beni durevoli dell'economia argentina si vendono in valuta straniera, e fungono da riferimento per i prezzi generali del mercato. Un aumento nel valore del dollaro comporta generalmente anche un cambiamento dei prezzi della maggior parte delle merci in Argentina. Una consuetudine che alimenta il vortice dell'inflazione.

In sostanza con la misura annunciata a sorpresa martedì notte, le persone fisiche per poter acquistare un dollaro, ufficialmente a 80 pesos, dovranno dunque aggiungervi il 30% già fissato a gennaio ed ora un altro 35%, portandone di fatto il valore a circa 132 pesos. Questo provvedimento vale anche per gli acquisti fatti in moneta straniera e all'estero. Per i fondi d'investimento stranieri che operano nel mercato locale viene introdotto anche il divieto di liquidare i titoli in moneta straniera nei primi 15 giorni dopo l'acquisto.

Le nuove regolazioni hanno generato forti polemiche. Nel mercato nero il valore del dollaro è schizzato a quasi 150 pesos, e diversi partiti politici hanno espresso ferrea opposizione alla misura. Eppure, il presidente Alberto Fernandez ha difeso la decisione: “i dollari devono servire alla produzione non all'accumulo”, ha assicurato durante un atto ufficiale. Bisogna tenere in conto che l'Argentina è un paese che esporta materie prime ed importa beni industriali, ed è dunque sempre a corto di dollari per sostenere il livello di importazioni necessari per l'industria locale. La banca centrale argentina ha emesso un comunicato in cui sostiene che negli ultimi 10 giorni ha dovuto vendere 400 milioni di dollari a persone fisiche e importatori, su un totale di 7 miliardi disponibili. Una riduzione che aumenta la pressione sul peso e svaluta la moneta nazionale.

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