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Colombia, continuano le proteste dopo i casi di violenza commessi dalla polizia

Continuano le proteste in Colombia cominciate giovedì scorso dopo che Javier Ordoñez, un avvocato di 42 anni, è morto a causa delle scosse elettriche inflitte con pistole taser da parte di due poliziotti a Bogotà. Durante le manifestazioni scoppiate in tutto il paese dopo la diffusione del video delle violenze impartite a Ordoñez, sono stati registrati 13 morti, 10 dei quali uccisi da armi da fuoco presumibilmente dalla stessa polizia. Il numero dei feriti ufficialmente è di 204 manifestanti, e il municipio di Bogotà ha denunciato 86 casi di abuso di potere e violenze da parte di agenti delle forze dell'ordine durante la repressione alle proteste di giovedì.

Intanto il governo di Iván Duque ha accusato il fronte urbano della guerriglia dell'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) di aver infiltrato le manifestazioni per provocare gli scontri che hanno dato origine alla repressione. Durante gli ultimi tre giorni sono state incendiate più di 50 stazioni di polizia in tutto il paese, distrutti decine di autobus e le forze dell'ordine hanno confermato 194 agenti feriti.

Il ministro della difesa, Carlos Trujillo Holmes, in una dichiarazione intorno al caso Ordoñez ha chiesto “scusa in nome della polizia nazionale per qualsiasi violazione della legge”. L'opposizione però chiede un’indagine approfondita sulla gestione della protesta e una riforma delle forze dell'ordine, che in Colombia dipendono dal sistema della difesa insieme alle forze armate. Nazioni Unite e l'Unione Europea hanno comunicato il loro cordoglio alle famiglie delle persone morte in questi giorni, tutti sotto i 35 anni, e hanno rinnovato la richiesta di un’indagine sull'accaduto.

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Federico Larsen