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Forte condanna per la manifestazione di poliziotti armati intorno alla residenza presidenziale

Tutto l'arco politico argentino ha condannato la manifestazione portata avanti da centinaia di poliziotti della Provincia di Buenos Aires che mercoledì pomeriggio hanno circondato la residenza presidenziale nella località di Olivos. La protesta si iscrive in un conflitto che da ormai tre giorni vede migliaia di agenti di polizia nelle strade per chiedere un aumento di salari e migliori condizioni di lavoro. Vertenze che erano già state accolte dal governo della provincia, da cui dipende la forza, ma che hanno assunto rilevanza nazionale quando la polizia ha accerchiato la villa dove risiede il presidente Alberto Fernandez durante diverse ore, armati e con le sirene spiegate.

Immediatamente sono giunte parole di condanna da parte di tutte le forze politiche, a difesa delle istituzioni democratiche e contro una possibile minaccia alla stabilità del paese. Diverse forze sociali si sono autoconvocate “in difesa della democrazia” per la sera di mercoledì, ma lo stesso presidente ha chiesto di non produrre assembramenti pubblici in piena emergenza Covid, e si è diretto ai poliziotti in un discorso televisivo. Accompagnato da decine di sindaci e il governatore della provincia di Buenos Aires, Fernandez ha intimato gli agenti a deporre immediatamente la protesta, e ha annunciato una serie di misure per soddisfare le richieste dei manifestanti.

In Argentina, paese che ha subito sei colpi di stato militari durante il XX secolo, la sindacalizzazione delle forze di sicurezza e delle forze armate è proibita per legge. Le polizie provinciali durante gli ultimi 20 anni hanno protestato per le proprie condizioni salariali interrompendo il servizio, fatto che ha dato vita a episodi di saccheggi e gravi incidenti. Dopo la manifestazione di mercoledì il governo si è impegnato a dirottare verso la provincia di Buenos Aires una parte del budget previsto per la capitale per finanziare la forza.

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