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Greenpeace: Amazzonia in fiamme, ecco i colpevoli

Gli ultimi 30 giorni sono stati tra i più devastanti della storia dell’Amazzonia. L’allarme arriva da Greenpeace che spiega come la foresta sia stata rasa al suolo dagli incendi, oltre 29.000 nel solo mese di agosto: il secondo numero più alto degli ultimi 10 anni. “Abbiamo sorvolato l’area con un drone e possiamo confermare che gli incendi sono avvenuti anche in aree già dichiarate protette – dice la ong ambientalista -  Chi sono i responsabili della distruzione della foresta pluviale tropicale più grande del mondo? Almeno tre.

  • L’agroindustria: interessata solo al profitto, cioè a farsi spazio, ad ogni costo sostituendo la foresta con terreni da usare per allevare bestiame o produrre mangimi.
  • Il Governo Bolsonaro, da sempre indifferente -e dunque complice- di fronte alla distruzione dell’Amazzonia e agli incendi.
  • Infine ci siamo noi. Tra il luglio 2019 e il giugno 2020 l'Italia ha importato dal Brasile oltre 25.000 tonnellate di carne, più di ogni altro Paese dell'Unione europea, mentre nel 2019 il nostro Paese e' stato fra i primi 10 importatori di soia brasiliana dell'Unione.

Ecco perché, oltre ad essere al fianco dei Popoli Indigeni, gli unici difensori della foresta amazzonica, Greenpeace attraverso una petizione chiede con forza all’Unione Europea di non importare più prodotti e materie prime legate alla deforestazione e alla violazione dei diritti umani

La minaccia del Mercosur

L’Unione europea sta discutendo l'approvazione del Mercosur, un accordo commerciale con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Se approvato – secondo Greenpeace - creerebbe un quadro giuridico ed economico destinato ad aumentare il commercio - e quindi la produzione e il consumo - di carne, mangimi e altri prodotti già fortemente legati alla distruzione dell'Amazzonia, alla crisi climatica in corso e alla violazione dei diritti umani.

Questo articolo è disponibile anche in: ES

Simone Santi