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Medici in sciopero per mancanza di protezioni

Il Ministero della Salute (Minsa) ha fornito un nuovo aggiornamento sulla situazione del coronavirus in Perù dove bilancio delle vittime è aumentato da 26.481 a 26.658: in totale, sono stati infatti registrati 177 nuovi decessi. Secondo la Situation Room Covid-19 del dicastero, il 70,42% delle vittime totali erano di sesso maschile, mentre il 29,58% femminile. Per quanto concerne l’età delle vittime, 18.219 deceduti avevano un’età avanzata, 7.736 erano adulti, mentre più limitata è stata l’incidenza della letalità tra le altre fasce della popolazione. Con 10.494 morti, la metropoli di Lima è l'area con il maggior numero di vittime, seguita da La Libertad, Piura, Lambayeque e Callao. Le regioni che fanno registrare meno vittime sono Apurímac, Huancavelica, Pasco e Tacna. Il governo ha prorogato lo stato di emergenza fino al 31 agosto per contenere l'avanzata del coronavirus sul territorio nazionale. Va detto che realisticamente le vittime da Covid-19 in Perù sono molto più numerose di quelle accertate e potrebbero oscillare dalle 47mila alle oltre 50mila. Per far luce su questo aspetto è stata nominata una commissione ministeriale incaricata di rivedere le cartelle cliniche di migliaia di decessi “sospetti”.

Intanto, in piena emergenza sanitaria, la Federazione medica peruviana (Fmp) ha annunciato uno sciopero nazionale di 48 ore per il 26 e 27 agosto per "non aver ricevuto dal governo proposte atte a raggiungere soluzioni concrete alle richieste della Federazione attraverso il tavolo di dialogo" stabilito tra l’organo di rappresentanza e il Ministero della Salute, come spiegato in un comunicato la Fmp stessa. In ogni caso, durante lo sciopero, le aree di terapia intensiva e triage funzioneranno normalmente. La Fmp ha chiesto all’esecutivo uno standard minimo di protezione contro le infezioni nosocomiali che hanno già mietuto decine di vittime tra il personale sanitario. Lo sciopero è stato dichiarato non a caso sull’ondata emozionale provocata dalla scomparsa, avvenuta pochi giorni fa, dell'infermiera Rosa Quispe Ticona, una delle figure simbolo della lotta all’epidemia nel paese, la prima ad aver denunciato la gravità della situazione alle autorità della regione di Puno, città sita sulla sponda occidentale del lago Titicaca. Rosa Quispe, in passato attiva anche come rappresentante dei lavoratori presso l'ospedale regionale Manuel Nuñez Butrón, aveva chiesto con forza, rivolgendosi anche ai mass media, l’assunzione di un maggior numero di operatori sanitari per evitare il collasso del sistema ospedaliero di fronte al montare dei contagi.

 

La leader sindacale aveva dichiarato a più riprese che senza un diverso approccio all’emergenza sanitaria, non ci sarebbe stata alcuna speranza di contingentare il virus, che spesso è dilagato proprio nelle strutture sanitarie, uccidendo tanto il personale che i ricoverati. Purtroppo, però, il Covid ha avuto ragione anche di Rosa Quispe, che fino all’ultimo ha fatto sentire la sua voce. Adesso, le richieste avanzate dai medici “sul piede di guerra” dell’Fmp non riguardano per lo più proprio che quelle protezioni di base tanto auspicate dall’infermiera-eroina e che ogni ospedale dovrebbe avere di per sé ma che però in Perù sono ancora sono del tutto insufficienti – se non completamente assenti – nella maggior parte dei nosocomi. Inoltre la federazione dei medici chiede migliori attrezzature diagnostiche e un costante monitoraggio del personale sanitario al fine di non creare cluster involontari proprio nelle strutture di cura. Tra le richieste che i medici peruviani (di qualsiasi sindacato) avanzano con forza dalla comparsa del morbo c’è anche quella della fornitura agli ospedali di un numero adeguato di bombole di ossigeno, di cui nel paese andino c’è forte penuria ma che sono vitali nella cura della patologa legata all’infezione da Covid-19.

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