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Governo all’angolo nel Messico devastato

In Messico, terzo paese al mondo come numero di vittime da Covid-19, l’ultimo bollettino parla di ben 819 nuovi decessi, che ne portano il totale accertato oltre la soglia delle 50mila vittime (50.517). I contagi acclarati dalla comparsa della malattia sono invece 462.690. Hugo López-Gatell, sottosegretario alla Prevenzione e promozione della salute, incontrando la stampa ha precisato che le autorità sanitarie tengono inoltre sotto stretta osservazione 87.973 casi sospetti, a fronte di 506.252 tamponi negativi finora effettuati. Secondo Gatell, la rete ospedaliera messicana starebbe comunque reggendo bene all’emergenza e al momento solo il 43% dei posti letto sarebbero occupati. Di più: sempre secondo il funzionario governativo, dei 10.562 letti disponibili nelle terapie intensive della nazione (quelli dove si può offrire l’assistenza respiratoria meccanizzata) è al momento occupato solo il 38% del totale. Gli stati di Nuevo León (65%) e Colima (59%) sono quelli con la più alta occupazione di letti in terapia non intensiva, mentre Nayarit (79%) e Nuevo León (71%) hanno la più alta richiesta di ricoveri nelle rianimazioni. Città del Messico e gli stati del Messico, Tabasco, Guanajuato e Veracruz, concentrano circa il 45% del totale dei casi confermati.

Il forte impatto dell’epidemia sul Messico sta attirando aspre critiche da parte dell’opinione pubblica nei confronti del governo del presidente Andres Manuel Lopez Obrado. Da ultimo, anche Gustavo de Hoyos, presidente nazionale della potente Confederazione dei datori di lavoro della Repubblica messicana (Coparmex), ha sottolineato che gli oltre 50mila decessi dovuti al Covid-19 segnalati dal Ministero della Salute non raffigurano semplicemente numeri che si sommano l’uno all’altro, ma “ognuna delle vite perse è oggi un'assenza dalla nostra società”. In un video su Twitter, de Hoyos sottolinea che questa cifra "dovrebbe farci riflettere sulle morti che avrebbero potuto essere evitate se avessimo scelto una diversa strategia sanitaria, se avessimo preso decisioni migliori". Dunque, "Per il governo del Messico, è giunto il momento di assumere, in modo critico e responsabile, che la strategia per affrontare l'impatto della pandemia richiede una revisione, un adeguamento e una correzione, perché non vogliamo più casi di contagio e assenze nelle nostre famiglie", ha concluso il presidente di Coparmex.

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