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Il grido degli Yanomani: i minatori d'oro portano il Covid nelle popolazioni indigene

In un mondo piegato ormai da mesi dal coronavirus, c’è un paese che in questo momento è particolarmente allo stremo, il Brasile. E all’interno del territorio brasiliano c’è una zona che l’emergenza la sta soffrendo in maniera particolare: l’Amazzonia. Già battuta da deforestazione e incendi prima del coronavirus, ora la grande foresta e i popoli indigeni che la abitano sono colpiti più degli altri dal virus, a causa della mancanza di anticorpi dovuta dallo stato di isolamento in cui essi vivono, dell’assenza di strutture ospedaliere idonee e dallo scarso interesse mostrato finora dalle istituzioni centrali brasiliane. È così che le incursioni di minatori, cercatori d’oro e taglialegna di contrabbando, si stima almeno fino a 20 mila di loro, oltre a distruggere l’ecosistema adesso portano nella foresta incontaminata anche il coronavirus tra gli indigeni: si stima che siano già 500mila in casi in tutta la regione Panamazzonica, con centinaia di morti, in particolare nella Valle Javari. Ed è il caso anche del lembo di terra al confine con il Venezuela in cui vivono gli Yanomani, uno dei popoli indigeni più numerosi, per i quali è stata aperta anche una petizione che si chiama proprio “Miners out, covid Out”.


“I nostri sciamani stanno lavorando notte e giorno per contare i casi di questa epidemia – spiega a Survival International Dario Kapenawa, vicepresidente della Hutukara Associação Yanomami -Terra Indígena Yanomami – Combatteremo e resisteremo, ma per farlo abbiamo bisogno del supporto del popolo brasiliano e del mondo intero. Nel messaggio che gli Yanomani hanno voluto far recapitare al ministro della Salute e al ministro della Giustizia, si spiega che la regione è già piagata dalla malaria e che è necessario prevenire la diffusione di altre malattie: “I minatori illegali vanno e vengono dalle nostre terre in cerca di oro impunemente. Circolano nelle nostre comunità senza misure preventive di salute. Siamo anche preoccupati per i Moxihatëtëa - gruppi di indigeni isolati (non contattati) - che non sanno nulla dello Xawara che i popoli non indigeni introducono. È fondamentale impedire che l'invasione dei minatori causi l'ennesima tragedia. Dobbiamo proteggere la vita degli Yanomami e Ye’kwana”.

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