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L'appello dell'Assemblea nazionale: l'Italia sia dalla parte giusta della storia

Un Paese più colpito dal Covid di quanto non dicano i numeri ufficiali “perché mancano le informazioni reali”, con una leadership divisa, una crisi economica che diventa giorno dopo giorno più drammatica e una diaspora che sfiora ormai i 6 milioni di persone, “la seconda più grande attualmente dopo la Siria: siamo come un paese in guerra”. È la situazione raccontata del Venezuela vista con gli occhi degli oppositori del regime di Nicolas Maduro, che alla comunità internazionale e all’Italia in particolare “in virtù della stretta relazione che da sempre il nostro Paese ha con il vostro”, come dice il presidente della Commissione Politica estera, sovranità e integrazione dell’Assemblea nazionale Armando Armas, di “farsi trovare dalla parte giusta della storia”.


Una diaspora che vede quasi 6 milioni di venezuelani dispersi ormai in tutto il Sud America, il 96,2% delle famiglie in condizioni di povertà, il 79,3% delle quali non riescono a coprire il fabbisogno giornaliero di cibo, e ancora, oltre all’insicurezza alimentare, “mancanza di servizi essenziali, un Pil caduto del 70%, un 64,8% di popolazione che soffre di povertà multidimensionale”: i dati snocciolati da Mariela Magallanes, rappresentante ufficiale dell’Assemblea legislativa (unico organismo politico riconosciuto ufficialmente dall’Unione Europea) e ovviamente respinto dal regime bolivariano, parlerebbero da soli: a questi Magallanes aggiunge che le elezioni fissate per 6 dicembre 2020 da  Indira Alfonzo, presidente del nuovo Consiglio nazionale elettorale, “vanno assolutamente respinte, perché il Consiglio elettorale è stato nominato al di fuori dei dettami della Costituzioni e perché attualmente tutti i partiti, anche quelli di opposizione, sono di fatto in mano a uomini di Maduro”.

La seconda lotta per l'indipendenza

Una soluzione quanto mai complicata, che fa dire ad Armas che “oggi lottiamo per la seconda indipendenza del Venezuela e la comunità internazionale deve aiutarci. Devo riconoscere che l’Italia è stato uno dei maggiori paesi ad attivarsi in occasione della Conferenza dei donatori per il Venezuela per aiutarci ad alleviare la crisi, ma l’unico modo per risolvere il problema per milioni di venezuelani è una soluzione politica”.  L’accusa al regime è forte: “Il problema non è recente, come si legge in alcune analisi occidentali: la distruzione del Venezuela un processo progressivo degli ultimi 20 anni, in cui sono entrati tanti soldi come mai prima ma che sono stato male amministrati prima da Chavez e poi da Maduro. La democrazia è stata distrutta dall’interno, hanno usato il sistema finanziario globale per muoversi impunemente. Ma siamo convinti – conclude Armas - che l’Italia sarà dalla parte giusta della storia, e avrà un ruolo importante nella ricostruzione del paese”.

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Italia che in realtà non ha ancora riconosciuto ufficialmente il presidente interino Juan Guaidò, così come non riconosce Maduro: c’è però il placet, condiviso a livello di Unione Europea e da 50 paesi, alla proposta di Guaidò di un governo nazionale transitorio, che gestisca l’emergenza coronavirus, e magari anche quel miliardo di dollari in lingotti d’oro che la Bank of England ha negato a Maduro: “Quei soldi – dice Armas – se fossero stati concessi al regime sarebbero stati rubati. Il governo nazionale invece potrebbe usufruirne e gestirlo per l’emergenza”.   Quanto alle elezioni, spiega Isadora Zubillaga, ambasciatrice di Guaidò a Parigi, ci sono delle condizioni imprescindibili che devono realizzarsi per potersi svolgere, tra cui “dare la possibilità di voto anche ai venezuelani all’estero, poter aggiornare il registro elettorale, che non ci siano coercizioni né candidati incandidabili, che sia garantita la partecipazioni di tutti i partiti, che vengano gestite da un consiglio elettorale indipendente, che sia dato un crono programma certo, che si dia accesso a una campagna elettorale equa, e che il voto si svolga sotto gli occhi di osservatori internazionali”. Anche queste condizioni, per Zubillaga, passano necessariamente per una fase transitoria che veda la costituzione di un governo nazionale con la presenza di tutti gli attori politici venezuelani.

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