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Il Parlamento ha messo al bando le armi chimiche e batteriologiche

Il Cile ha messo definitivamente al bando le armi chimiche e batteriologiche. Dopo il Senato la scorsa settimana, anche la Camera di Santiago ha approvato il progetto di legge di impulso governativo che proibisce la produzione, lo stoccaggio, la distribuzione e l’utilizzo di armi chimiche “con dure pene carcerarie – ha annunciato il ministro della Difesa Alberto Espina Otero, al fine di salvaguardare i cittadini e dotare il Cile dei più alti standard internazionale di protezione dei diritti umani”. Il testo di legge attua la Convenzione sul divieto di sviluppo, produzione, stoccaggio e uso delle armi chimiche e sulla loro distruzione e la Convenzione sul Divieto di sviluppo, produzione e deposito di armi batteriologiche (biologiche) e tossiniche e sulla loro distruzione.

Il disegno di legge proibisce sul territorio nazionale la produzione, il possesso, la commercializzazione o l'uso di armi chimiche, nonché lo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio, l'acquisizione, il possesso, l'uso o il trasporto di agenti microbici o di altri agenti biologici, tossine, armi e attrezzature biologiche destinate essere utilizzato per scopi ostili, conflitti armati, danni alle persone, all'ambiente, alle infrastrutture o ai beni di produzione e di consumo, nonché per aiutare, incoraggiare o indurre la loro fabbricazione o acquisizione. Durante la prima lettura, il senatore Ivan Moreira aveva detto che “stiamo facendo la storia con questo passo. Armi chimiche sono state usate ormai da tempo, pensiamo alla prima guerra mondiale o all’attentato nella metro di Tokyo: è importante proibirle”. Ma proprio il Cile nel proprio passato ha conti in sospeso con l’utilizzo di armi chimiche: è ormai acclarato, infatti, che il regime di Pinochet avesse sviluppato un programma apposito per l’eliminazione di avversari politici interni ed esteri.

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