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Due milioni e mezzo di contagiati dall'inizio della pandemia

È in America Latina che il coronavirus sta diffondendo più rapidamente, con oltre 400mila casi registrati negli ultimi sette giorni, anche se una lieve frenata sia sul fronte delle vittime che dei contagi si è registrata nelle ultime 48 ore. I numeri raccolti dalle autorità sanitarie sudamericane sono comunque impressionanti: dalla comparsa del morbo nel continente gli infettati sono stati 2.530.106, di cui 45.474 negli ultimi due giorni, mentre i morti sono stati 113.689, di cui 1.755 tra domenica e ieri.

BRASILE. Il paese di gran lunga più devastato dalla nuova patologia resta il Brasile, dove ieri sono state diagnosticate 24.052 nuove infezioni contro le 30.476 di domenica, per un totale di 1.368.195. I morti sono stati 692 ieri e 552 domenica, che portano il totale dei decessi a 113.689. Si tratta del secondo peggior bilanci al mondo dopo quello degli Stati Uniti. Dopo il Brasile, come numero di decessi, in Sudamerica si piazza il Messico che piange ben 27.121 vittime, settimo bilancio a livello planetario, nonché 220.657 contagiati. Eppure, nel momento in cui la pandemia nel grande paese centroamericano sta crescendo con particolare virulenza, il governo ha decretato l’uscita dal confinamento della megalopoli di Città del Messico nonché degli altri principali centri abitati, nel tentativo di dare ossigeno a un’economia sull’orlo del collasso. Dopo tre mesi di paralisi pressoché totale, i commerci al dettaglio, i parrucchieri e gli impianti sportivi hanno quindi riaperto a cominciare dalla metropoli di più di nove milioni di abitanti. Il timore è che l’intero paese possa pagare questa scelta con un’ulteriore esplosione dei contagi.


PERÙ.
 Non va meglio in Perù dove si è arrivati a contare 282.365 contagi e 9.504 vittime. Lo stato andino rischia di essere messo completamente in ginocchia dalla pandemia i cui numeri reali sono certamente molto più pesanti di quelli già preoccupanti censiti dalle autorità. Gli ospedali dell’intero paese sono vicini al collasso. I medici – morti a decine per la cronica carenza di materiali di protezione personale – lamentano anche la scarsità di ossigeno terapeutico, che in molti casi rende vano ogni tentativo di assistenza ai malati più gravi. Non può che colpire, in mezzo a tanta sofferenza, la vicenda di una famiglia di immigrati venezuelani, trasferitisi da due anni nel paese andino per sfuggire all’ancor più profonda crisi economica del loro paese, il cui “sogno peruviano”, come riporta la stampa locale, è stato infranto dal Covid-19. Tutti i 14 membri della famiglia Hernandez si sono ammalati di coronavirus: il nonno è deceduto, due versano in gravissime condizioni e altri quattro lottano in ospedale contro la malattia.

Restando in Sudamerica, la situazione resta grave in Cile (275.999 infezioni e 5.575 morti), Colombia (95.043 e 3.223), Ecuador (55.665 e 4.502), Argentina (62.268 e 1.280), Repubblica Dominicana (31.816 e 726), Panama (31.686 e 604) e Bolivia

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