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Se il virus contagia economie già fragili

In Perù, cento giorni dopo aver “dichiarato guerra” al nuovo coronavirus, il governo del presidente Martin Vizcarra, ha assicurato – statistiche alla mano – che grazie al confinamento imposto alla popolazione, uno dei più rigidi al mondo, “almeno centomila vite sono state salvate nella sola capitale”. Almeno 200 i poliziotti morti di Covid proprio a causa del loro impegno volto a far rispettare le misure di sicurezza. Il Perù conta 8.586 morti e 264.689, un bilancio tra i peggiori al mondo. A causa dello strettissimo confinamento, il paese andino ha però registrato anche il crollo del Pil, la cui caduta è stimata attorno al 12,5%.

Si tratta dell’ennesima dimostrazione che in America Latina, ancora più che in altre aree del mondo, sulla crisi sanitaria si è innestata la recessione economia: il Fondo monetario internazionale prevede una caduta più disastrosa di quella ipotizzata in aprile per i paesi sudamericani facendo tenere una contrazione del Pil del 9,4%, ovvero di 4,2 punti in meno. Un baratro foriero di ulteriori immense sofferenze per una popolazione già duramente provata. La recessione potrebbe impattare in maniera disastrosa sul Messico (−10,5% del Pil), sull’Argentina (- 9,9%) e sul Brasile (-9,1%).

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