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Superata la soglia del milione di infezioni, Paese spaccato

In America Latina (la cui zona australe è entrata domenica nell’inverno) il nuovo coronavirus sta dimostrando tutto il suo potere distruttivo. Il paese più colpito è ancora il Brasile dove i morti sono saliti a 51.271 e i contaminati a 1.106.470 (di cui 601.736 guariti). Quelli brasiliani sono però numeri aspramente criticati da diversi e autorevoli specialisti locali, secondo i quali le autorità sanitarie non avrebbero finora intercettato che una minima parte dei casi reali, che potrebbero essere anche 15 volte più numerosi di quelli “ufficiali”. Le città più toccate dal virus sono le megalopoli di San Paolo e Rio de Janeiro nonché Manaus e l’intera regione circostante, dove il morbo miete centinaia di vittime al giorno tra gli abitanti della foresta pluviale, morti che nessuno fa entrare nelle statistiche diffuse dal ministero della Sanità di Brasilia. Fatto sta che proprio dal governo centrale si continua ad affrontare l’apocalittica emergenza sanitaria con i freni tirati, in ossequio alla strategia dell’ultraconservatore Jair Bolsonaro che ha rigettato tutte le misure di distanziamento sociale, giudicandole dannose alla produttività economica. Il presidente ha, al contempo, tessuto gli elogi della clorochina e dell’idrossiclorochina, malgrado la mancanza di certezze sulla loro reale efficacia. Un atteggiamento, quello di Bolsonaro, che dal 26 febbraio, data nella quale il primo caso da Covid-19 è stato diagnosticato in Brasile, ha di fatto spaccato il paese che, piegato dall’avanzata incontrollata del morbo, si trova adesso a un passo dal collasso economico. Inevitabili dunque gli scoppi di malcontento sociale, che anche nello scorso week-end hanno portato migliaia di manifestanti in strada per protestare contro le politiche dell’inquilino del Palácio da Alvorada.

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