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Niente pubblico, tante polemiche: anche al Maracanà si torna a giocare

È l’America Latina che al momento è in possesso dello scomodo testimone dei “focolaio mondiale” della pandemia che in particolare continua ad abbattersi con una virulenza estrema sul Brasile, dove nelle ultime 24 ore si sono registrati ulteriori 1.238 morti (il giorno precedente erano stati 1.269) e 22.765 contagiati, che portano il totale delle infezioni nell’immenso stato amazzonico a 978.142. In realtà è certo che i contagi abbiano ormai ampiamente oltrepassato il milione in quanto le diagnosi che le autorità sanitarie locali riescono a effettuare non intercettano che un numero verosimilmente molto limitato rispetto all’effettiva quantità dei casi in circolazione. Complessivamente, le vittime accertato del Covid in Brasile sono ormai 47.748, il che rappresenta il bilancio più pesante al mondo dopo quello statunitense.

Nonostante la gravità della situazione, il pallone ieri ha ripreso a rotolare per il manto erboso del Maracanà. In occasione dei settant’anni dalla sua inaugurazione, lo stadio più famoso del mondo ha visto – in assenza di pubblico – lo svolgimento del match Flamengo-Bangu. L’evento ha dato la stura a numerose critiche, tra le quali anche quelle da parte delle società Fluminense e Botafogo, che hanno minacciato di boicottare il campionato e di ricorrere alle vie legali. Fatto sta che quello della ripresa del calcio agonistico è uno dei cavalli di battaglia dell’amministrazione dell’ultraconservatore Jair Bolsonaro, paladino della “normalizzazione” a tutti i costi. Sono ormai cronaca quotidiana le immagini di Bolsonaro che si concede alla folla dei propri supporter in assenza di qualsiasi misura di distanziamento sociale davanti al palazzo presidenziale di Brasilia.

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