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Manca l'ossigeno, il sistema ospedaliero è al collasso

La propagazione della SARS-CoV-2 sta accelerando in Perù, secondo paese latinoamericano come numero di contagi (ma non di vittime) dopo il Brasile con 5.465 morti e quasi duecentomila infezioni accertate, di cui 4.700 diagnosticate ieri. In questa nazione il sistema ospedaliero è quasi al collasso, soprattutto per la gravissima carenza di ossigeno. Lunghe file si sono formate ormai da giorni davanti alle poche farmacie dove è possibile acquistare delle bombole per il supporto respiratorio dei pazienti affetti dalla famigerata polmonite bilaterale provocata dal Covid-19, e a poco al momento è valsa la mossa dell’esecutivo di dichiarare l’ossigeno terapeutico un “bene strategico” nel tentativo di distribuirlo al meglio negli ospedali. “Siate prudenti, non è il momento di ammalarsi. Oggi ancora meno che prima” ha dichiarato senza giri di parole il ministro della Salute. Nonostante ciò, il sito inca di Machu Picchu, gioiello turistico del paese, si prepara a riaprire entro luglio. Una decisione che può apparire paradossale, ma che è strettamente connessa al vero e proprio baratro in cui la pandemia ha fatto precipitare l’economa peruviana.

Sempre restando in Sudamerica, alle spalle del Perù come contagi si colloca il Cile, che pure ha avuto un forte incremento di contagiati a 134.150 (+6.400) e anche di vittime giunte a 2.190 (+650).

Fra i paesi latinoamericani con più di 5.000 contagi vi sono Messico (117.108 e 13.699 ovvero il secondo bilancio di letalità del continente), Ecuador (43.120 e 3.621), Colombia (38.149 e 1.265), Repubblica Dominicana (19.195 e 536), Argentina (22.020 e 656), Panama (16.004 e 386), Bolivia (13.358 e 454), Guatemala (6.792 e 230) e Honduras (6.155 e 250).

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