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I brasiliani in piazza contro Bolsonaro

Il Brasile al momento rappresenta il principale focolaio dell’epidemia il cui incendio sembra divampare senza alcun impedimento, in buona parte a causa della deliberata mancanza di contromisure sanitarie da parte del governo di ultradestra guidato da Jair Bolsonaro, che ha più volte paragonato l’infezione da Covid a una “leggera influenza”. Fatto sta che la leggera influenza ha provocato fino ad oggi nel Paese da lui guidato 36.455 morti accertati (di cui solo ieri 525) e quasi settecentomila contagi (di cui solo ieri 18.912), anche se dalle università fioccano le contro-misurazioni che moltiplicano questi dati dalle 11 alle 15 volte, evocando scenari, tutt’altro che irrealistici, secondo i quali il Brasile potrebbe collocarsi, e di gran lunga, in testa alla classifica dei paesi maggiormente devastati dal virus. Ma Bolsonaro nega, e nelle ultime ore ha addirittura ordinato l’oscuramento del bilancio complessivo dei casi e dei decessi nell’immenso stato amazzonico, consentendo solo la diffusione di quello relativo al bilancio giornaliero, spiegando che non “rappresentano il reale stato delle cose”, affermando che si tratta di “numero fantasiosi e manipolati”.

Va detto che tali giudizi sono giunti dalla stessa persona che qualche giorno fa, di fronte a una crescita quotidiana dei morti che ha portato la nazione a contare quasi 1.500 vittime in 24 ore, non ha esitato a chiedere la ripresa del campionato di calcio, incassando i fischi anche di diversi sportivi di prima grandezza. È indubbio infatti che Bolsonaro stia letteralmente spaccando il Paese tra quanti sostengono la sua linea lassista nei confronti dell’emergenza sanitaria e quanti, soprattutto nelle zone più colpite dal virus, sono stanchi di contare i morti. Così, ieri in migliaia sono scesi in piazza a San Paolo e Brasilia scandendo slogan contro l’esecutivo. La contestazione prende di mira sia la mancanza di appoggio da parte del governo centrale alle misure di contenimento adottate dai governatori locali, sia il mancato sostegno alle piccole attività economiche messe in ginocchio dall’emergenza sanitaria.

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