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Covid, infezioni triplicate nel Perù confinato

In America Latina, con più di 104.000 contagi accerti è ormai il Perù il Paese latinoamericano maggiormente impattato dalla pandemia. L’ultimo bilancio ufficiale parla di 3.024 decessi dalla comparsa del virus e di un tasso di contaminazioni  triplicato dal 30 aprile nonostante la nazione stia alla nono settimana di lockdown. Gli ospedali peruviani hanno ricoverato 7.533 pazienti ma il personale sanitario denuncia la scarsità di equipaggiamenti di protezione e di medicinali. Allo stesso tempo, i crematori e i cimiteri della capitale Lima sono attivi giorno e notte per far fronte all’ondata di salme provocate dall’epidemia. Secondo diversi osservatori indipendenti sarebbe questo il segno più eclatante della scarsa rispondenza dei dati ufficiali rispetto al vero impatto, ben più grave, della pandemia in Perù anche perché, oltre che nella capitale, il Covid sta facendo strage anche nei borghi e nei villaggi isolati e scarsamente controllati dell’Amazzonia peruviana. Per fra fronte a questa emergenza, Perù e Colombia hanno creato un “comitato bilaterale Covi-19” per tentare di arginare l’epidemia nelle zone frontaliere amazzoniche. Complessivamente, in America Latina si contano ormai 606.271 contagi e 33.386 morti. Dopo il Brasile, relativamente al numero dei decessi si pone il Messico, dove i morti fino ad oggi sono stati 5.666 e dove le autorità hanno annunciato un piano per l’uscita progressiva dal confinamento nel tentativo di far ripartire l’economia al collasso.

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