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Mariela Magallanes. Caracas ha due virus, il Covid e Maduro

È vero, il Covid-19 sta colpendo indiscriminatamente un po’ tutto il mondo, ma in Venezuela la situazione continua a essere particolarmente grave “perché di virus ne abbiamo due: il coronavirus e Maduro”. Mariela Magallanes, la deputata italo-venezuelana che da tempo ha dovuto trasferirsi in Italia a causa della sua opposizione al regime chavista, non usa mezza termini nel fare il punto della situazione sul proprio Paese, in cui i problemi legati alla pandemia mondiale si sono innestati su una situazione politica ed economica già molto complicata.

Avevamo lasciato un Venezuela, lo scorso inverno, diviso tra il governo presidenziale di Maduro e quello ad interim prima autoproclamato, poi riconosciuto da gran parte dell’Occidente, del presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò. Ad oggi, spiega Magallanes a 9Colonne, “il governo interino di Guaidò continua a godere dell’appoggio e del riconoscimento internazionale, con la preoccupazione generale di riuscire a trovare una uscita democratica e politica per il Venezuela”. Sempre più isolata invece la posizione di Maduro: “Nel frattempo a marzo la cupola di Maduro è stata accusata dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di formare un cartello che patrocina il narcotraffico e il terrorismo internazionale”.

Ma in un Paese messo in ginocchio dalle sanzioni e ora dalla mancanza di benzina (paradossale per un grande produttore di petrolio), e dallo stop alla produzione, il lockdown fa gioco al regime di Maduro “che sta utilizzando la pandemia per il controllo sociale: la gente non può rispondere al fatto che non c’è benzina, non c’è lavoro, non c’è niente” . A nulla è valsa la proposta lanciata qualche settimana da Guaidò di formare un governo di emergenza e di unità nazionale, che non comprendesse né lui né Maduro “che era appoggiata dalla comunità internazionale e che riprendeva quanto emerso dalle trattative di Oslo” di un anno fa.

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Dai contatti in patria, a Magallanes viene riportata una situazione drammatica: “non c’è acqua, non ci sono soldi, lo stipendio medio ammonta a 4 dollari al mese. Con l’infezione è aumentato l’apparato di repressione del regime contro chi denuncia lo stato della sanità: giornalisti, analisti, gli stessi medici”.  Né esiste un sistema puntuale di monitoraggio dell’epidemia: “ Le cifre non ci sono, non si sanno con credibilità” spiega Mariela Magallanes, e mentre l’Europa spera che con l’arrivo dell’estate il virus perda intensità, in America Latina è il contrario: “da noi arriva adesso la stagione delle piogge”.

Un altro paragone ‘al contrario’ con l’Italia è quello con l’immigrazione: qui si fanno rientrare gli italiani all’estero e si regolarizzano i braccianti, lì “ci sono 5 milioni di venezuelani che sono fuori, la metà sono illegali nei Paesi in cui sono fuggiti e con questa pandemia si suppone che diventino più vulnerabili e che debbano tornare a casa. Senza contare che lo stop forzato ha fermato anche le rimesse. Ma io voglio lanciare loro un appello: ‘Non tornate, restate dove siete’”. Il motivo è presto detto:  “Per chi torna dall’Ecuador, dalla Colombia, la situazione è spaventosa. Innanzitutto c’è la quarantena, ma soprattutto chi rientra è trattato male, è accusato di tradimento, spesso è vittima di gruppi irregolari alla frontiera, di violazioni dei paramilitari, e ci  si deve pensare molto a denunciare per le ritorsioni. La gente ha paura di tutto, è abituata a democrazie, magari deboli ma pur sempre democrazie”.

Paradossale è la crisi della benzina in un paese ricco di petrolio: “Le raffinerie sono state paralizzate, e la mancanza di benzina ferma il paese. La poca che c’è è nelle mani delle mafie, dei militari, della polizia regionale: costa anche  3 dollari al litro, quello che guadagna un venezuelano al mese. Le ambulanze rimangono a piedi con dentro i pazienti, chi protesta viene messo in galera e perseguitato”. I cittadini tra l’altro non possono permettersi di rimanere bloccati: “C’è il lockdown ma la gente deve vivere, deve uscire per lavorare, senza mascherine perché non le danno. L’unica forma di aiuto che arriva dal governo è un buono di 2 dollari ma non bastano, sono uno strumento di controllo e di proselitismo. La  soluzione è l’uscita di scena di Maduro, la comunità internazionale sta facendo un grande sforzo, l’importante è capire che in Venezuela ha preso il potere una banda criminale”.

 

 

 

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