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La sfida del Presidente alla criminalità organizzata

El Salvador per la sua posizione strategica è  da anni un’area di fondamentale importanza per il trasporto degli stupefacenti dal Sud America al Nord e, in misura minore, in Europa. Il bilancio annuale nell’azione di contrasto appare, tuttavia, ancora modesta se si pensa alle circa 16 tonnellate di stupefacenti sequestrate nel 2019, un quantitativo, comunque, decisamente superiore ai sequestri degli anni passati, Nel Paese il narcotraffico godrebbe anche di “coperture” politiche, come ha dichiarato il presidente della Repubblica Nayib Bukele nel febbraio scorso, in occasione della cerimonia di giuramento di agenti della Polizia Nazionale Civile. Che il presidente Bukele, ex sindaco della capitale, non avrebbe avuto un compito facile sul fronte della sicurezza lo si era capito sin dal momento in cui si era insediato, a giugno del 2019. El Salvador con un rapporto di 36 omicidi per 100mila abitanti è ancora tra i più violenti al mondo.  Gran parte dei crimini è attribuibile agli scontri tra le due bande storiche della Mara Salvatrucha (MS13) e della M18 (nota anche come Barrio 18) e la Polizia.

Da segnalare anche Los Perrones, un tempo abili contrabbandieri di alimenti, abbigliamento  e merci varie, che da diversi anni hanno messo da parte questa attività per quella più remunerativa di “azienda” di trasporto di cocaina da un confine all’altro del Paese. Nel panorama criminale  vengono segnalati i “tumbadores” (ladroni) , in generale persone che hanno pregresse esperienze di lavoro come camionisti e che si organizzano per rubare carichi di droga in vere e proprie imboscate agli autocarri in transito sulle strade. L’auspicio è che il presidente Bukele con la determinazione ed il coraggio che ha manifestato in questi nove mesi nella sua azione di governo riesca ad eliminare le tante “incrostazioni” che ci sono nei vari apparati pubblici. (Piero Innocenti)

 

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