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Sparatorie e stragi, un paese insanguinato dalla violenza dei narcotrafficanti

Omicidi e stragi continuano a caratterizzare la tormentata vita dei messicani in diversi Stati del Paese. Trentacinquemila gli omicidi compiuti nel 2018 con un rapporto pari a 25 omicidi ogni centomila abitanti, il più alto mai registrato in Messico. E nell’anno che volge al termine la situazione è peggiorata.

Sono storie incredibili di violenze che vedono uno Stato soccombente come è successo, sempre nelle ultime ore, quando a Culiacán dopo una sparatoria durata alcune ore con le forze di sicurezza e la cattura di Ovidio Guzmán, ricercato e figlio del più noto capo del cartello di Sinaloa condannato per narcotraffico nei mesi passati da un tribunale americano, le autorità hanno ammesso di averlo rilasciato per salvaguardare la vita di altre persone.

Tutto questo mentre in diversi punti della città si realizzavano posti di blocco ad opera di malviventi e dal locale carcere, approfittando dello stato di confusione, una ventina di detenuti evadevano. Violenze in gran parte attribuite ai conflitti tra cartelli che fanno affari con il narcotraffico.

Su tutti, ormai da qualche anno, domina il mercato il cartello di Jalisco Nueva Generation (JNG) al quale è stato attribuito anche il gravissimo episodio di alcuni giorni fa con tredici poliziotti assassinati e una ventina rimasti feriti, in una imboscata nel municipio di Aguililla (Michoacán).

Imprendibile ancora il capo del cartello, Nemesio Oseguerra Cervantes (alias El Mencho), per la cui cattura le autorità americane hanno messo a disposizione la ricompensa di dieci milioni di dollari.

Il cartello JNG era emerso nelle indagini connesse ad alcune stragi compiute verso la fine del 2011 nella zona portuale di Veracruz (una settantina di persone massacrate in tre diversi episodi). In questo contesto va ricordato il drammatico episodio della "scomparsa", nel gennaio 2018, a Tecatlán, dei tre italiani (Vincenzo Cimmino, Antonio e Raffaele Russo) che sarebbero stati consegnati da agenti corrotti della locale polizia municipale - quattro dei quali in seguito arrestati - a “El 15” capo della cellula di Zapoplán del cartello JNG. Da allora non si hanno più notizie.

Storie terrificanti che si aggiungono alle tante riguardanti localizzazioni di “fosse comuni”  scoperte qua e là nel paese con centinaia, migliaia di frammenti di ossa umane.

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